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La vita segreta delle piante

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VOTO: 8

Green life

dCorreva l’anno 1973 quando la coppia formata da Peter Tompkins e Christopher Bird pubblicava The Secret Life of Plants, un libro rivoluzionario nelle cui pagine i due studiosi raccoglievano e illustravano quelle che erano le loro ricerche nel mondo dei vegetali, riguardanti la possibilità che le piante non siano soltanto organismi passivi simili ad automi, sottomessi alle forze ambientali, bensì che abbiano la capacità di comunicare, di percepire gli eventi, di memorizzarli e persino di provare emozioni. Un saggio, questo, che all’epoca attirò e non poco l’attenzione dell’opinione pubblica, degli scienziati e degli accademici delle diverse latitudini, ma anche della Settima Arte, tanto che da quelle stesse pagine venne tratto sei anni dopo un docu-film omonimo diretto da Walon Green, con la colonna sonora di Stevie Wonder, distribuito da Paramount Pictures. Ora quegli studi sembrano avere ispirato anche Domenico Modafferi che, con il contributo in fase di scrittura di Giovanni Grandoni, ha dato vita al cortometraggio che porta lo stesso titolo, presentato nella sezione Environmental Shorts della 44esima edizione del Sulmona International Film Festival.
In La vita segreta delle piante, il regista calabrese, già autore del pluridecorato corto animato When You Wish Upon a Star (nomination al Nastro d’Argento di categoria), ci mostra cosa accadrebbe se ci fermassimo a osservare le piante e potessimo vedere il mondo attraverso i loro occhi. E se il loro ritmo lento celasse un segreto invisibile al nostro sguardo distratto dalla fretta?
La o le possibili risposte a questa domanda le lasciamo ovviamente alla visione di un’opera che porta il pubblico a riflettere sulla relatività del punto di vista, mettendo in discussione la centralità dell’uomo. Tranne brevi momenti di interruzione, infatti, l’intera opera assume il punto di vista delle piante: andiamo alla loro velocità, vediamo il mondo coi loro occhi, con la loro concezione del tempo. Con espedienti grotteschi e comici, le piante vengono mostrate in atteggiamenti umani, familiari e sinceri: amoreggiano, dialogano a distanza, depresse si tolgono la vita gettandosi con il proprio vaso da una davanzale, spuntano in ogni dove, provano dolore, si abbandonano al vizio e si lasciano andare ad atteggiamenti disgustosi. Queste operazioni oltre a strappare un sorriso, provocherà anche un moto di empatia verso delle forme di vita apparentemente a noi lontane. Ed è fin troppo chiaro che dietro questo collage audiovisivo nel quale trovano spazio anche momenti di poesia vi sia una metafora, con il discorso di empatia che può essere allargato e divenire ancora più universale: è sufficiente cambiare il proprio sguardo sul mondo per accorgersi che ciò che appare diverso vive e abita questo pianeta allo stesso modo (e con uguali diritti) di ognuno di noi.
Il tutto passa attraverso un’architettura ad episodi, che si sviluppa e procede non attraverso un’unica linea narrativa incentrata su un solo protagonista, bensì su un racconto corale fatto di tanti mini sketch scanditi da una ritmica, da situazioni e registri differenti che restituiscono un quadro d’insieme. Una struttura e un modus operandi che, potendo contare sulla potenza espressiva ed evocativa di immagine che non hanno bisogno di parole, riportano la mente ad Enough di Anna Mantzaris, a Marcel the Shell di Dean Fleischer Camp e a quel capolavoro che è Silly Symphonies della Disney, dedicato, giustappunto a fiori e alberi. Questa formula drammaturgica, unitamente alle sfide tecniche di puppet-making, al realismo che l’autore riesce a ricreare sullo schermo, a un ottimo lavoro di sound design, agli efficaci time-lapse e a uno humour via via sempre più coinvolgente, fanno di La vita segreta delle piante un piccolo gioiellino animato da non lasciarsi sfuggire.

Francesco Del Grosso

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