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Astrolatry

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VOTO: 6

La prigione del single e il vuoto dell’ossessione

L’infatuazione ossessiva di un uomo solitario per una modella di creme di bellezza lo spinge in violenti deliri dopo che una meteora aliena si schianta sul tetto di casa sua. Presentato al Monsters Fantastic Film Festival 2026 con le ambizioni di un’allegoria satirica sulle debolezze della mascolinità contemporanea, Astrolatry si inserisce nel delicato territorio del psico-fanta-horror, un pastiche che cerca di fondere la psicologica contorta del protagonista, la fantascienza dei B-Movie anni ‘50 e ‘80 e l’inquietudine tutta contemporanea del sesso e dei rapporti con le donne. Le premesse, almeno sulla carta, potevano suggerire un’opera intrigante e stratificata, alla Daniel Clowes per esempio, purtroppo il risultato finale si rivela un’occasione mancata: un film che non riesce mai davvero ad elevarsi, rimanendo imbrigliato nell’indecisione sulla strada da prendere.

Il problema principale di Astrolatry risiede nella sua stessa struttura narrativa e tematica. La metafora centrale, la sottomissione di un uomo perdente, già identificato nel suo nome Elliot Loser, (interpretato da un bravo Ethan Daniel Corbett) nei confronti del cosmo e del destino, viene stabilita chiaramente nei primi minuti del racconto e più volte rimarcata. Se all’inizio questo spunto visivo e concettuale funziona nel creare un’atmosfera rarefatta e angosciante, ben presto rivela il suo limite drammaturgico.

Invece di evolversi, articolarsi o mettere in discussione le proprie premesse, la metafora di partenza viene reiterata di continuo. Ogni scena sembra riproporre il medesimo assunto con minime variazioni formali, senza che vi sia un reale avanzamento nel percorso dei personaggi. Solo all’arrivo della dolce Iris, interpretata da Isabel Fugatt, il film cambia la persistenza tematica in profondità, finendo per alleggerire la zavorra concettuale.

Sul piano formale, Astrolatry tenta di equilibrare varie anime distinte: la componente psicologica, che vorrebbe esplorare il decadimento psicofisico di un uomo ossessionato da una donna che non lo corrisponderà mai, arrivando a spiarla, minacciarla e persino a creare situazioni inventate in sua compagnia; poi la dissoluzione del suo essere uomo, rappresentata visivamente nel modo più concreto possibile ovvero con la perdita del pene; l’elemento fantascientifico, legato all’arrivo di un mostro alieno simile a un meteorite con una vagina, ricoperto di fluidi bagnati e appiccicosi, una citazione forse dei tipici effetti speciali degli anni ‘80 e di truccatori come il compianto Screaming Mad George; infine l’atmosfera horror, l’alieno muterà in un pene-scorpione omicida, un elemento che ricorda le atmosfere di lavori come Brain Damage e Bad Biology del regista di culto Frank Henenlotter e Killer Condom della Troma.

Tuttavia, il regista/sceneggiatore/montatore/direttore della fotografia David Gordon non riesce a far dialogare veramente questi registri. Senza una progressione drammatica solida a sostenere la vicenda, il film finisce letteralmente per perdersi e girare continuamente su se stesso. L’introspezione diventa stasi, la fantascienza si riduce a mero pretesto scenografico e l’horror perde qualsiasi reale potere di inquietare, anestetizzato da una regia fin troppo compiaciuta del proprio estetismo e di troppe trovate e personaggi bizzarri come il detective John Mann o il presentatore TV pescato dagli anni ‘80.
Il terzo atto, forse quello più interessante grazie al personaggio di Iris, non riesce a risollevare le buone premesse iniziali. Quando ci si aspetterebbe una scioglimento capace di dare un senso alla spirale ossessiva costruita fino a quel momento, o quanto meno un’esplosione catartica, Astrolatry scivola in un finale decisamente grossolano.

Astrolatry è un esercizio di stile sicuramente coraggioso, ben recitato e con ottimi effetti speciali, ma non interessante abbastanza da resistere per 100 minuti. Nonostante qualche buono spunto visivo, l’opera ha una natura irreversibilmente incompiuta che lascia un senso di delusione.

Matteo Scarfò

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