Home AltroCinema Cortometraggi e video Everblind

Everblind

1
0
VOTO: 7,5

Fiabesca metafora della visione

Tra i cortometraggi scelti dal regista Matteo Scarfò, ideatore e direttore artistico di eXtramondi, rassegna di cinema italiano indipendente di genere, giunta ormai alla quarta edizione, con il sottotitolo Oltre le frontiere del tempo, abbiamo trovato particolarmente interessante – ed inquietante – il corto di animazione Everblind di Camillo Sancisi; realizzato in stop motion, è insieme fiaba, mito e metafora, un monito a spezzare il ciclo di distruzione che sistematicamente l’essere umano perpetua sulla Terra.

In un futuro distopico, Altea è una giovane che vive nella Radura con la sua gente; una sorta di grande occhio circondato dalla foresta più nera, da cui è severamente vietato allontanarsi e dove tutti seguono i rituali imposti dal “Creatore”, giustappunto l’Occhio. L’occhio, il “vedere”, sono il punto focale della narrazione: giunti infatti alla soglia dell’età adulta, i bambini, per poter rimanere all’interno della comunità, debbono rinunciare alla propria vista. Ma al di là del fiume che circonda la radura, dalla foresta oscura, una luce imprevista attrae la giovane Altea, risvegliando la sua innata curiosità e ponendola di fronte ad una scelta: acconsentire ad un futuro già deciso o avventurarsi verso un destino ignoto?

Everblind racconta di una umanità che si riconosce come artefice della propria distruzione e che cerca un modo per spezzare il ciclo di morte, ricadendo però in un ciclo diverso ma non meno oscuro. A partire proprio dai pupazzetti usati per la stop motion, bianco cadavere, dai sinistri occhi grandi e gli zigomi pronunciati (quasi un angoscioso teschio), sino alla terrificante scena rituale del dono della vista all’occhio di pietra. Una tradizione che si tramanda da secoli, che Altea, moderna Eva, che sceglie di mangiare la mela barattando il Paradiso Terrestre per la conoscenza, ma anche novella Lucifero, angelo ribelle che sceglie una diversa via, mette in discussione con il padre e la comunità. Ma ogni scelta ha delle conseguenze; se positive o negative dipende dall’interpretazione dello spettatore.

Fanta-horror dai tratti sociali, Everblind può, per certo verso, essere considerata una metafora del mito della caverna di Platone: un invito a guardare oltre ciò che appare, a mettere in discussione le nostre convinzioni, a trovare il coraggio di vedere ciò che non abbiamo mai osato guardare, che sia un passato devastante o un presente limitato da una ‘zona comfort’ non meno orrorifica. Il cammino verso la Luce e la Verità non sempre conduce dove vorremmo, ma rimanere confinati nell’ombra di una sicurezza apparente non è quasi mai la risposta giusta.

Michela Aloisi

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

2 × cinque =