Il multiverso in salsa zombie presentato da zio Tibia
Dal sapore squisitamente vintage, The Door of Sin, scritto e diretto da Daniele Zinelli, è un horror che mescola realtà alternative, follia, strane creature, ironia e tanto splatter. In scaletta nella rassegna eXtramondi – Oltre le frontiere del tempo, incarna alla perfezione il sottotitolo di questa edizione quarta edizione, portando lo spettatore, guidato dal CryptKeeper (o zio Tibia, che dir si voglia) qui ribattezzato semplicemente Guardiano, in una storia dove i mondi paralleli si intrecciano, divisi da una semplice porta ed il suo irriverente guardiano.
I riferimenti – più o meno velati – ai classici del genere degli anni Ottanta sono tanti; da Romero a King, dall’omaggio a La notte dei morti viventi a moderni ed improbabili zombie, da Reanimator a Freddy Kruger, il regista trae ispirazione, mescola i generi, riporta “in vita” l’amato e macabro Zio Tibia che, dal suo antro, racconta la sua storia, fatta di tre episodi distinti che però si intersecano tra loro, mostrando come le realtà alternative siano in realtà collegate tramite deja-vu… o una semplice porta.
Ma partiamo proprio dall’ironico e spettrale zio Tibia con una nota storica; in realtà, il personaggio originale, il CryptKeeper, o Guardiano della Cripta, è nato nei fumetti americani nel 1949, presentatore ufficiale delle Tales from the Crypt della EC Comics. Successivamente, nel 1964, la Warren Publishing crea il personaggio di Uncle Creepy per la rivista Creepy; ed è proprio Uncle Creepy ad essere tradotto, nei fumetti italiani, come Zio Tibia, nome che rimarrà, per merito della popolarità acquisita nel tempo, nel doppiaggio italiano della serie americana Tales from the Crypt dei primi anni Novanta. Ecco quindi che il CryptKeeper è diventato, amichevolmente, il nostro Zio Tibia, il guardiano che ti guida nelle storie dell’orrore più macabro, o, nel caso di The Door of the Sin, tra mondi paralleli e realtà alternative folli ed intrise di sangue e black humour.
The Door of Sin, letteralmente la porta del peccato, riprende la struttura dei film a episodi degli anni Ottanta, intrecciandoli col multiverso che abbiamo imparato a conoscere bene con il MCU (Marvel Cinematic Universe) e con la storica serie televisiva The Twilight Zone (in Italia, Ai confini della realtà); un’impronta da B-movie statunitense di quegli anni, collocata però in uno scenario tipico della provincia italiana, che rimanda, per certo verso, al cinema di Pupi Avati. Sebbene siano distinti, i tre episodi si intersecano tra loro: gli stessi personaggi si muovono in tre diverse realtà parallele, separate da una porta, creata dallo stesso CryptKeeper, ma le storie si intrecciano, guidate da riferimenti sparsi qua e là e chiari deja-vu. Da un freddo bianco e nero allo splatter puro, dal giallo al thriller, dallo sci-fi sino alla tecnica di animazione in stop motion, i generi si mescolano, mentre l’horror riprende la tecnica prostetica e l’artigianalità tipica del genere quarant’anni fa, con incursioni da black comedy e riferimenti ad eventi di cronaca nera e alla passata ‘pandemia’.
I tre attori principali, Francesca Conti, Cristian Carbognani e Marco Soccol, passano da una storia all’altra con disinvolta professionalità, interpretando personaggi che si sdoppiano e si intrecciano, in un racconto ad alto tasso di sangue e divertimento. Da notare che lo stesso regista, Daniele Zinelli, offre un interessante ‘doppio-cameo’, indossando infine la maglietta di Black Lava, distributore internazionale del film, disponibile ora su piattaforme statunitensi; in Italia è invece disponibile in dvd e blu ray di Home Movies e Terminal Video.
Michela Aloisi









