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Look Back

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VOTO: 8,5

Il trionfo della creazione

Dopo il malcontento collettivo generatosi a Cannes 2026 successivamente alla presentazione di Sheep in the Box, attualmente nelle sale italiane, Hirokazu Koreeda ha immediatamente l’occasione di rimediare raddoppiando la sua presenza festivaliera per questa stagione. Con Look Back, in concorso all’83esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, possiamo affermare con assoluta certezza che il regista giapponese, per il momento, non corre il rischio di perdere la fiducia dei suoi sostenitori.
Il manga auto-conclusivo di Tatsuki Fujimoto riceve quindi il suo secondo adattamento in soli due anni, dopo quello animato di Kiyotaka Oshiyama del 2024. Pur essendo entrambe trasposizioni molto fedeli, salta subito all’occhio una differenza importante: quello che manca al film d’animazione, della durata di soli 58 minuti, e che invece rappresenta uno dei punti di forza del live action di Koreeda, è il respiro. Se l’opera originale di Fujimoto, strutturata a regola d’arte in ogni sua sfaccettatura emotiva, si è consolidata come un piccolo capolavoro nella sua nicchia letteraria, è solamente perché i lettori hanno avuto la possibilità di crogiolarsi a tempo indeterminato nelle sue tavole. Per non smarrire le emozioni catartiche di cui è pregna la storia è quindi di vitale importanza mettere lo spettatore nelle condizioni di processare gli avvenimenti con la stessa pazienza. Fortunatamente Koreeda ha compreso fin da subito questa necessità e, complici una colonna sonora sognante e una sensibilità spiccata per i momenti più suggestivi, ha permesso a Look Back di esprimere finalmente il suo massimo potenziale. Il suo stile edulcorato si plasma con naturalezza attorno alle vicende di Fujino e Kyomoto, due aspiranti mangaka che frequentano ancora le scuole elementari. Sono queste due giovani promesse a occuparsi di disegnare le strisce di fumetti all’interno del giornaletto scolastico, sfruttando l’ammirazione dei compagni di classe come carburante per la loro passione. Quest’ultima nozione è applicabile soprattutto a Fujino, ambiziosa e sfrontata, in opposizione a Kyomoto, che non partecipa alle lezioni in presenza perché ha paura di uscire di casa; la sua passione è nata, e continua a crescere, nella solitudine della sua cameretta, luogo in cui è stata raggiunta dalle prime strisce pubblicate da Fujino. Il loro incontro cambierà la vita di entrambe, instaurando una collaborazione professionale redditizia, oltre che una vera e propria amicizia. Assieme le due ragazzine lavoreranno a una storia in vista di un importante concorso, con Kyomoto in qualità di paesaggista e Fujino incaricata di sviluppare la trama.
Osservare per lunghe inquadrature la schiena di Fujino, china sulla scrivania a disegnare mentre tutto intorno a lei si trasforma, dalle stagioni all’ambiente, è forse l’immagine più emblematica di un film che individua nella creazione artistica una forma di movimento perpetuo, che scandisce l’esistenza di chi ne è posseduto.
Il vero soggetto di Look Back è proprio questo rapporto simbiotico che si instaura tra l’artista e l’oggetto della sua determinazione, sfruttando l’eloquenza e la purezza emotiva delle sue giovani protagoniste per ottenere un risultato immediato. Il percorso delle due ragazze è segnato da una continua alternanza fisiologica tra entusiasmo e frustrazione, competizione e complicità, fino a quando una traiettoria che sembrava lineare non viene sconvolta da un lutto che rende la ricerca di risposte più complessa, ma che non determina la perdita di delicatezza di un film che definibile catartico sarebbe un eufemismo.
Koreeda e Fujimoto ci esortano quindi a non aver paura di guardarci indietro, trovando nella creazione un dispositivo per la sopravvivenza che permette di celebrare il passato senza soccombere al dolore. In un periodo storico in cui il mondo del cinema ha dichiarato guerra all’intelligenza artificiale, Look Back offre un’alternativa struggente e rivelatrice al conflitto, ricordandoci l’atto creativo, in qualità di gesto profondamente umano, può esistere solo in presenza di reali emozioni.

Alessio Vinciguerra

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