Home In sala Uscite della settimana Supergirl

Supergirl

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VOTO: 6,5

La ricerca di una strada verso casa e la lotta per qualcosa di giusto

A bordo di quello che potremmo definire al meglio “un camper spaziale”, Kara Zor-El (Milly Alcock) si sposta su remoti pianeti di frontiera, alle prese con il sistema più semplice per dimenticare le tragedie e i fantasmi del suo passato. Con lei c’è sempre l’adorato cane Krypto, forse l’unico essere vivente al quale, al momento, Kara tenga davvero. Nel suo costante passaggio da un bar ad un altro, e da una sbronza ad un’altra, incrocia però la strada della giovanissima Ruthye (Eve Ridley), ancora pura nei suoi principi e nella sua sete di giustizia, che chiede aiuto per vendicare l’efferato massacro della sua famiglia. Il colpevole di tale barbarica e gratuita uccisione è Krem delle Colline Gialle (Matthias Schoenaerts), il capo dei “Briganti”, ovvero un gruppo di spietati predoni spaziali. Kara non ha nessuna intenzione di aiutare la ragazza, nonostante abbia i poteri per farlo, finché anch’essa non incontra casualmente Krem con i suoi sgherri il quale, al culmine di uno scontro, colpisce proprio Krypto con un dardo avvelenato. Con soli tre giorni per rintracciare i pirati e trovare l’antidoto per salvare il suo cane, sboccia così l’alleanza con Ruthye, inizialmente improbabile ma via via sempre più salda, che diventa qualcosa in grado di mettere Kara di fronte alle sue responsabilità. La ricerca di un criminale, cui dà la caccia anche il possente e imprevedibile Lobo (Jason Momoa), è un modo per tirare le somme di una vita che è letteralmente andata alla deriva nelle profondità della galassia.
Supergirl, cugina di Kal-El, l’eroe meglio noto sulla Terra come Superman, viene portata sullo schermo dal regista Craig Gillespie servendosi della sceneggiatura di Ana Nogueira. L’idea di partenza, basata sulla serie a fumetti Supergirl: la donna di domani (2021-2022) è molto interessante: Kara è infatti tormentata da una sofferenza che, se possibile, è anche peggiore di quella patita da Kal-El e non ha la sua stessa capacità, o gli stessi mezzi, per trovare una casa degna di questo nome, né per sentirsi davvero utile nell’universo in cui, come sappiamo, non esiste più il loro pianeta d’origine Krypton. Il mondo, come ricorderete, è andato distrutto a causa dell’avidità di una civiltà tanto avanzata, quanto decadente e cieca ai danni irreversibili che stava infliggendo al proprio ambiente naturale. Uno sfruttamento cui il pianeta non ha retto tanto che, in seguito ad un irreversibile cataclisma, ha finito per esplodere. Come è ormai noto, i kryptoniani possiedono immensi poteri se esposti alla luce di un sole giallo (come il nostro!), motivo per cui Kara sceglie con cura luoghi illuminati da un sole rosso, ovvero posti in cui l’alcool può ancora avere l’effetto obnubilante sul suo fisico indebolito e sui suoi sensi.
La prima parte del film, decisamente la migliore, ci racconta dunque il tormento di una giovane donna che, al contrario di Kal-El, non conosce la storia di Krypton solo grazie ad antiche registrazioni, ma è stata invece costretta a vedere i pochi superstiti (fuggiti in una sorta di città spaziale) perire ad uno a uno, soffrendo l’estinzione della sua gente durante un vero e proprio doloroso stillicidio. Il lungo flashback che narra il suo triste passato, e la presa di coscienza in cui, grazie a Ruthye, viene trovato di nuovo qualcosa che val la pena di difendere, e per cui ha senso lottare, rappresentano una vicenda coinvolgente, lontana dalle luci e dalla più marcata differenza tra bene e male che troviamo nelle avventure di Superman. Una volta però stabiliti i punti partenza su cui giocare la seconda parte della storia, tutto si fa più scontato, gli scontri via via più spettacolari ma sempre meno appassionanti. La strada verso il finale insomma è ben chiara e, senza alcuna sorpresa, viene percorsa facendo a meno di qualsiasi scossone. Trovare casa è un atto svolto sia metaforicamente che praticamente, usando una retorica abbastanza scoperta. Ecco che i toni molto vicini a quelli de I Guardiani della Galassia di James Gunn in fin dei conti si annacquano, lasciando spazio comunque ad una pellicola che rimane divertente e si lascia guardare. L’inserimento del personaggio di Lobo è mal sfruttato e la sua presenza, popolarissima negli albi a fumetti ipertrofici degli anni Novanta, qui non riesce a fare la differenza.
Le aspettative per questo titolo erano bassissime e, oltretutto, ci si era messa anche la Alcock con alcune infelici dichiarazioni fatte nelle scorse settimane nei confronti del potenziale pubblico e delle critiche che già circolavano sul web. Tutto sommato, però, non si tratta di un lavoro totalmente da buttare via, anzi è probabile che se fosse uscito dieci anni fa avrebbe ottenuto un discreto successo. Oggi, dopo averne viste davvero tante in tema di supereroi, con gli spettatori sempre più difficili da sorprendere e le sale cinematografiche in piena crisi, non è detto che il botteghino possa essere generoso. Ma senza pretendere di vedere un film indimenticabile, o che reinventa un intero genere, se l’intenzione è quella di trascorrere due ore di svago al cinema, si può voler dare una possibilità a questa versione di Supergirl arrabbiata e in cerca di sé stessa, un po’ come le più giovani generazioni che, come la protagonista, sono anch’esse spesso alla deriva, con la speranza di riuscire a dare un senso alla vita in un mondo sempre più caotico e indecifrabile.

Massimo Brigandi

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