Il ballo delle ruspe per lenire il dolore del lutto
In anteprima alla 15esima edizione del Cinema Svizzero a Venezia, uno dei film svizzeri di maggior successo internazionale dell’ultimo anno: Bagger Drama (La danza delle ruspe) di Piet Baumgartner, con Bettina Stucky, Vincent Furrer e Phil Hayes. Una famiglia, padre madre e figlio, che deve fare i conti con la perdita improvvisa ed accidentale della figlia/sorella e trovare il proprio modo di elaborare il lutto, portando avanti al contempo l’azienda di famiglia, una ditta di noleggio, vendita e riparazione di escavatori.
La danza delle ruspe, singolare coreografia di pale di escavatori che oscillano in aria con movimenti sincronizzati, ha un che di poetico e catartico ed è, forse, l’unico vero momento di condivisione di una famiglia incapace di comunicare sinceramente, così come di parlare di sentimenti, amore o intimità. La morte di Nadine in un incidente di canoa rompe gli equilibri precari e la sofferenza dilaga come un fiume in piena, spingendo i membri superstiti a trovare la propria via per superarla. La madre, Connie (una splendida, intensa, Bettina Stucky), è la più devastata, mentre il figlio Daniel (Vincent Furrer) si sente costretto a rimandare il proprio progetto di frequentare una scuola di economia in America; Paul invece si allontana dalla famiglia, trovando in Claudia (Karin Pfammatter), la nuova direttrice del coro, un nuovo amore.
Baumgartner descrive l’evoluzione dei percorsi individuali anno dopo anno, a partire dal primo anniversario della tragedia, con una struttura che mostra i cambiamenti interiori dei protagonisti e come questi si rapportano con l’esterno. Se i primi anniversari vedono padre, madre e figlio sulla riva del fiume dove Nadine ha perso la vita, lentamente la vita stessa porterà la famiglia verso nuove strade. Daniel, che fatica a dichiarare la propria omosessualità, cerca di adattarsi al lavoro nell’azienda di escavatori, accantonando il sogno di studiare negli Stati Uniti; quando i tempi sembrano maturi per permettergli finalmente di partire, è di nuovo costretto a rinunciare per la famiglia. Connie, incapace di accettare la partenza del figlio dopo la perdita della figlia, tenta un gesto estremo, che è a un tempo una richiesta d’aiuto quanto un inconscio ricatto basato sul senso di colpa. Paul, letteralmente, allontana prima Connie, per poi scegliere, al suo ritorno, di andar via lui, adducendo motivazioni futili che nascondono gli inizi di una nuova relazione. Non è raro che la perdita di un figlio porti alla distruzione di una famiglia; un dolore così lancinante è estremamente personale, ed ognuno deve affrontarlo a suo modo, un modo che, spesso, non coincide con una unione di intenti familiare. Quando poi la famiglia, come quella protagonista di Bagger Drama, ha difficoltà nella comunicazione e nella condivisione, segreti non detti e desideri non espressi, il solo modo per ricominciare è seguire ognuno la propria strada.
Il regista, lungi dal sottolineare la drammaticità della situazione, pone invece l’accento sul processo individuale di metabolizzazione del lutto e di ricostruzione; portando alla luce emozioni sepolte che cambiano il modo di relazionarsi dei protagonisti. Il tardivo coming out familiare di Daniel, le crepe di un matrimonio messo a dura prova dalla tragedia che si allargano sempre più, hanno origine precipuamente dalla mancanza di comunicazione tra i genitori e il figlio ma anche tra i genitori stessi. La sofferenza è di tutti, ma per andare avanti ognuno cerca forza all’esterno della famiglia, perché all’interno non la trova. Ricatti inconsci, sensi di colpa, possono tenere unita una famiglia solo esternamente, finché non emerge la consapevolezza, che agisce come una deflagrazione di portata epica. La morte della figlia è stata la miccia che ha distrutto un equilibrio formale, spingendo ognuno verso una salvezza egoistica, ma ha portato infine i protagonisti a ricostruire dalle ceneri, ritrovando un legame diverso ma ancora vivo.
Michela Aloisi









