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Cattiva strada

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VOTO: 7

Una scelta cruciale

Per il suo battesimo di fuoco sul grande schermo, Cattiva strada non poteva scegliere cornice migliore del Bif&st, con la kermesse pugliese che prima dell’uscita nelle sale a partire dal 26 marzo 2026 ha ospitato nel corso della sua 17esima edizione l’anteprima mondiale della pellicola scritta e diretta da Davide Angiuli. Si è deciso infatti di giocare in casa, perché alla città appartengono una fetta di produzione (la Oz Film), le origini del regista e soprattutto l’ambientazione, con la pellicola in questione che immerge lo spettatore in una Bari periferica, febbrile e viva, vera e aspra, ma dalla profonda umanità, dove l’asfalto diventa metafora di una generazione in cerca di identità.
Della generazione chiamata in causa fa parte anche Donato, un ragazzo quasi diciottenne alla ricerca di una soluzione per pagare le costose cure mediche di sua nonna affetta da Alzheimer. Isolato, senza prospettive, schiacciato dalle responsabilità familiari, la sua vita cambia quando viene trascinato in una serie di rapine da Agust, un fuorilegge albanese che vive secondo l’antico codice d’onore del Kanun. Posto davanti a una scelta cruciale il protagonista dovrà decidere se abbracciare il crimine o provare a costruirsi un futuro diverso, ricercando un senso di appartenenza in una città che sembra volerlo respingere e che è, al tempo stesso, gabbia e rifugio.
Angiuli debutta nel lungometraggio con un romanzo di (de)formazione fortemente radicato nella realtà multietnica barese, ma che al tempo stesso rispecchia condizioni e dinamiche comuni alle diverse latitudini. Nel ventre oscuro della periferia, squarciato dalle luci al neon dello stadio, fuori da qualsiasi retorica da cartolina, nasce e si sviluppa la relazione tossica tra due individui agli antipodi interpretati con grandissima efficacia e presenza scenica da Malich Cissè e Giulio Beranek, bravi nell’esprimere la complessità dei rispettivi caratteri. Esplorando dentro le loro anime e tra i vicoli della città con uno spirito che ricorda il cinema di Caligari, Cattiva strada racconta con poche metafore e molta realtà l’incontro/scontro tra il bene e il male, tra la vita e la morte, tra il richiamo della famiglia e la seduzione che nasce dal crimine, ma in primis tra sensibilità esasperate e accomunate da analoghi destini già scritti di sofferenza, solitudine e disprezzo, dai quali vorrebbero tirarsi fuori in nome di un riscatto e che invece sembra averli inghiottiti. Un film che esplora il bisogno universale di non restare soli, raccontando i compromessi che si accettano pur di appartenere a qualcosa o a qualcuno.
Il risultato è un film teso, costruito narrativamente come una corsa senza respiro e dalla temperatura emotiva febbrile, che raggiunge picchi molto alti di tensione come nel caso dell’incidente dopo la rapina o dell’epilogo. Merito di una regia che trova un giusto equilibrio tra forma e contenuto, con un approccio realistico semi-documentaristico che vede la macchina da presa restare sempre attaccata ai personaggi in un pedinamento asfissiante in una notte notte nera come la pece.

Francesco Del Grosso

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