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Send Help

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VOTO: 6

Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare del Golfo del Siam

Quando nel 2019 iniziarono a circolare voci di corridoio circa il ritorno di Sam Raimi all’horror un brivido di piacere ha rapidamente percorso la nostra spina dorsale e quelle di tutti i suoi estimatori alle diverse latitudini. Dopo Drag Me to Hell, quindi dal 2009 sino ad oggi, nella filmografia del visionario regista statunitense il genere in questione non ha più trovato spazio, se non con la parentesi per il piccolo schermo rappresentata dall’episodio pilota della serie Ash vs Evil Dead, parte della saga de La casa collocata come seguito della celebre trilogia. Nel frattempo di acqua sotto i ponti ne è passata e Raimi ha drasticamente ridotto gli impegni dietro la macchina da presa, firmando la regia de Il grande e potente Oz (2013) e di Doctor Strange nel Multiverso della Follia (2022). Ci vorranno poi la bellezza di sei anni per passare dalle parole ai fatti e quindi alle riprese del film dal titolo Send Help. E un altro anno ancora per vederlo finalmente nelle sale nostrane grazie a 20th Century Studios a partire dal 29 gennaio 2026, con 24 ore di anticipo rispetto all’uscita in quelle d’oltreoceano.
Calendario e calcoli alla mano sono quindi trascorsi la bellezza di diciassette anni dalla pellicola del 2009, con Send Help che sulla carta segnerebbe il ritorno di Raimi all’horror, quando invece la visione dice altro. Il film scritto da Damian Shannon e Mark Swift è infatti più precisamente un survival thriller che ha come protagonisti due colleghi che si ritrovano improvvisamente naufraghi su un’isola deserta da qualche parte del Golfo del Siam dopo essere gli unici sopravvissuti a un disastro aereo. Da una parte c’è la contabile e responsabile del marketing Linda Liddle, dall’altra il suo capo sessista Bradley, il cui padre voleva che lui la promuovesse dopo avergli affidato l’azienda per cui lavorava. Sull’isola dovranno superare i vecchi rancori e mettere alla prova la propria forza di volontà per riuscire a salvarsi. Il tutto mentre la tensione fra loro aumenta sempre di più. Del genere chiamato in causa di fatto ha solamente delle folate di comicità horror e delle parentesi splatter (vedi la caccia al cinghiale). Un mix, questo, che riporta la mente ai tempi de L’armata delle tenebre, ma con le dedite distanze perché si parla di un cult e come tale va trattato.
Non siamo dunque al cospetto di un horror a tutti gli effetti e su questo andava fatta chiarezza per evitare fraintendimenti e delusioni. La delusione quella però resta ed è direttamente proporzionale al livello elevato di curiosità dettato dalla lunga attesa. Se la visione ha saziato la curiosità, l’amaro in bocca al contrario resta. Send Help intriga per via di quella sottile venatura mistery che scorre sotterranea nella timeline per poi emergere nella parte finale e diverte anche, con l’intrattenimento che viene propinato a dosi massicce nel corso della fruizione. L’offerta però non è abbastanza per soddisfare la fame di cinema della nutrita platea, quella che da uno come Raimi ha tutto il diritto di aspettarsi di ricevere molto, ma molto di più.
Sul primo aspetto non si deve scendere ulteriormente nel dettaglio per evitare spoiler, mentre del secondo si può parlare, sottolineandone l’efficacia ogniqualvolta si assiste ai feroci “dispetti” e “battibecchi” tra i due protagonisti interpretati da Rachel McAdams e Dylan O’Brien. Sono sicuramente le animate schermaglie fisiche e verbali in stile La guerra dei Roses e Mr. & Mrs. Smith a lasciare il segno, decisamente in misura maggiore rispetto alla componente thriller che suo e nostro malgrado si scioglie come neve al sole con un epilogo piuttosto prevedibile. Viste l’ambientazione e certe dinamiche, seppur a ruoli invertiti e posizioni dominanti ribaltate, il ricordo non può non andare a Sei giorni, sette notti e in particolare a Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto, del quale Send Help è un “omaggio” grondante sangue non dichiarato ma piuttosto spudorato. Sicuramente più dignitoso di quel remake del 2002 del colpevolmente complice Guy Ritchie e sul quale preferiamo stendere un velo pietoso.

Francesco Del Grosso

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