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Fammi il piacere

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VOTO: 6,5

Il piacere è tutto suo

Quando si tratta di commedia, la Francia si sa è sempre un passo in avanti. Molte infatti sono le pellicole in salsa transalpina che hanno spopolato e sbancato al box-office dentro e fuori dalle mura amiche, al punto da attirare l’attenzione di registi e produttori stranieri che hanno fatto la corsa per accalappiarsi i diritti per farne dei remake. L’Italia in tal senso ne sa qualcosa, rappresentando una delle principali importatrici di commedie made in france a livello globale. E chissà che gli addetti ai lavori nostrani non decidano da qui ai prossimi anni di farne uno anche di Pour le Plaisir, distribuito nelle sale da Eagle Pictures a partire dal 3 settembre 2026 con il titolo Fammi il piacere.
Il quarto lungometraggio di Reem Kherici, ispirato alla vera storia degli inventori del Womanizer e tratto da un’idea originale di Gari Kikoine e David Solal, ci porta nella vita di Fanny, una cinquantenne che dopo vent’anni di matrimonio confessa al marito Thomas una verità che manda in frantumi le loro certezze: non ha mai provato un orgasmo. Per lui è uno shock, ma invece di chiudersi nel silenzio o arrendersi alla distanza, l’uomo decide di trasformare quella confessione in una travolgente prova d’amore: ritrovare, insieme a Fanny, la strada del desiderio.
Fammi il piacere mette in primo piano e al centro della narrazione un tema ancora poco esplorato sul grande schermo come il piacere femminile. Un tema, questo, che ai giorni nostri è ancora un tabù e cinematograficamente parlando, salvo alcune pellicole come Hysteria e la più recente Il piacere è tutto mio, non ha avuto sufficienti occasioni di visibilità e approfondimento. L’ultima fatica dietro la macchina da presa della Kherici lo affronta con ironia, lo stesso approccio e tono, ma meno pungente e affilato, che Tanya Wexler aveva scelto per raccontare la creazione del vibratore nel travolgente film del del 2011. L’autrice dal canto suo non ricorre per sua e nostra fortuna a quel gioco scialbo e volgare di doppi sensi al quale si è soliti assistere quando si tira in ballo il sesso, preferendo a questo un approccio più garbato e intellettualmente elevato. Il ché è sicuramente un punto a favore dell’opera in questione e un merito che va riconosciuto in primis alla scrittura. Facile sapere stato cadere in tentazione, spingendo proprio su quel tipo di comicità con dialoghi e situazioni ambigue. Cosa che qui non avviene, lasciando spazio a uno humour più sottile e mai sopra le righe. Con e attraverso di esso, la cineasta francese parla del suddetto tema. Avrebbe sicuramente potuto e dovuto andare ulteriormente in profondità, ma trattandosi comunque di una commedia popolare che mira ad intercettare un target più ampio possibile ha preferito rimanere in superficie, motivo per cui l’orizzonte drammaturgico e narrativo della pellicola si allarga abbracciando il genere romance quasi a volere stare con due piedi nella stessa scarpa.
Al centro di Fammi il piacere c’è pure una storia d’amore tenera e attualissima, in cui una coppia di lunga data si ritrova a mettere in discussione le proprie abitudini per riscoprire il desiderio, la complicità e il piacere di scegliersi ancora dimostrando che non e’ mai troppo tardi per salvare un matrimonio in cui il sentimento è profondo e vivo. Tra situazioni esilaranti, intuizioni sorprendenti e slanci romantici, il film trasforma una crisi intima in un’avventura sentimentale piena di energia e leggerezza. Ne nasce una commedia divertente, sofisticata e profondamente umana, capace di ribaltare tabù e stereotipi, celebrando il coraggio di rimettersi in gioco e la bellezza della riscoperta reciproca.
Quello della Kherici è come spesso accade per le commedie transalpine anche un film nel quale le performance attoriali sono determinanti ai fini della riuscita. Fammi il piacere in tal senso non è da meno. Dove non arriva la scrittura ci pensano interpreti affidabili e di comprovata bravura come Alexandra Lamy e François Cluzet a tenere la barra dritta per tutto il tempo. Nei panni della coppia protagonista dispensano sorrisi a profusione.

Francesco Del Grosso

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