Tra glitter e confidenze, un documentario spumeggiante ed irresistibile
Il sempre ricco programma del Seeyousound, anche per questa 12esima edizione si dimostra variegato, interessante ed effervescente; oltre alle sezioni in concorso, spicca quella storica – fuori concorso – Into the Groove, contenitore caleidoscopico che propone documentari, film ed anteprime che celebrano la storia della musica, raccontando storie iconiche della cultura musicale pop e underground. Tra queste, in anteprima italiana, ci ha colpito per intensità emotiva e glamour il documentario di Alison Ellwood, Boy George & Culture Club: un dono inatteso e scintillante per chi ha vissuto gli anni Ottanta ed ama da sempre la musica pop inglese.
Sono gli anni dei Duran Duran, degli Spandau Ballet, degli Wham!, ma anche dei Tears for Fears, Pet Shop Boys, Depeche Mode, Eurythmics, Simply Red, The Cure: New Romantic, pop sofisticato, elettronico o gothic, la scena mondiale risuonava di questa musica iconica e coinvolgente con fenomeni di fanatismo quasi pari a quelli dei Beatles negli anni Sessanta. Tra queste band, una delle più iconiche resta, ancora oggi, quella dei Culture Club: la voce inconfondibile del carismatico frontman, Boy George, unita al suo look colorato e glitterato ed all’aperta ambiguità sessuale che è un tema centrale nell’identità del gruppo sin dagli esordi, ha portato la band in vetta alle classifiche mondiali. Il documentario della Elwood, tra interviste attuali e video d’epoca, curiosità e confidenze, nella cornice musicale delle canzoni più note ed amate, da Church of the poison mind a Karma Chameleon, da I’m afraid of me a White boy, da Victims alle più recenti Move away e God thank you woman, ripercorre gli esordi (The Planet, Tom Tom Club, Croc’s) e la lunga strada dei Culture Club fino ad oggi con uno stile classico ma spumeggiante, in un racconto accattivante e rivelatore.
Centrali le interviste ai quattro leggendari membri, Boy George (George O’Dowd), Jon Moss, Mikey Craig, Roy Hay, cui si aggiungono le voci della Virgin Records (Steve Levine, Richard Brenson) e quelle storiche dei genitori di George (Jeremiah e Dinah); attraverso i loro racconti diretti emergono il forte e profondo legame che ha mantenuto saldo il gruppo attraverso gli anni ed i momenti difficili, ed una complicità ancora palpabile nonostante i conflitti, i drammi e le ferite mai del tutto rimarginate. La musica è il collante di una storia che intreccia passato e presente con emozione ed ironia e soprattutto tanto glitter; ma il cuore di Boy George & Culture Club sta proprio nell’affetto autentico che traspare da ogni parola e che ha reso George, Jon, Mikey e Roy una famiglia.
Mchela Aloisi







