Un viaggio dall’atmosfera gotica nel mondo della moda e dell’universo femminile
Un film corale e personale al tempo stesso: Couture è un viaggio gotico nel mondo della moda visto attraverso gli occhi di tre donne, ciascuna con il proprio vissuto e una sfida da superare. La protagonista, una intensa e profonda Angelina Jolie, interpreta Maxine, una regista americana di cinema di genere, chiamata a confrontarsi con il mondo della moda: arriva a Parigi per girare il cortometraggio di apertura e curare le atmosfere della Paris Fashion Week, a tema gotico horror. Qui, le giunge una inaspettata diagnosi medica che la costringerà a rivalutare la propria vita e le proprie priorità. La modella di punta della sfilata è una giovanissima ed inesperta Ada (Anyer Anei), nata in Sud Sudan e cresciuta in Kenya, arrivata a Parigi di nascosto dal padre per l’occasione che potrebbe cambiarle la vita; attraverso lei, vediamo dall’interno il mondo delle ragazze che sfilano in passerella, fatto di viaggi continui e di fatica, di momenti di spensieratezza ed una condivisione non sempre facile di spazi ed intimità. Confidente di sogni, aspettative e drammi è la truccatrice Angèle (Ella Rumpf), che tra un set fotografico ed una sfilata prende appunti frettolosi per il libro che sogna di pubblicare. Intorno a loro, un universo fatto di abiti da sogno, sarte con i tempi contati, modelle fuggite dalla guerra, discoteche e tacchi a spillo, fotografi esigenti e passerelle impegnative.
La regista Alice Winocour, al suo quinto lungometraggio dal suo esordio nel 2012 con Augustine, con Couture racconta la sua Parigi con occhio frivolo e profondo al tempo stesso, grazie ad una fotografia che coglie l’insieme ed il particolare di un mondo fatto di stoffe e lustrini ed al contempo dipinge il fascino sottile della Ville Lumière ed all’intepretazione superlativa di una talentuosa Jolie, che rivive nel suo personaggio una tragedia personale (la morte della madre, Marcheline Bertrand). Molto interessante è anche il connubio tra cinema e moda, che la Winocour interpreta in modo alquanto originale: la protagonista Maxine è infatti una regista di genere, di cinema indipendente, spesso sottovalutato od ignorato dal cinema mainstream; sicuramente l’atmosfera gotica, con le modelle che diventano vampiri in passerella, è scenicamente d’effetto, ma rappresenta anche un trait d’union con un settore cinematografico sottostimato ed al contempo una metafora sul mondo della moda stesso.
Couture rimanda alla memoria di chi scrive un altro connubio, stavolta tra moda e thriller: Sotto il vestito niente, il film di Carlo Vanzina del 1985 con protagonista una altrettanto splendida (come la Jolie) Renee Simonsen. Sebbene si tratti di opere profondamente diverse, come genere di riferimento ed intensità, la descrizione che vi viene fatta di un mondo in passerella è affine; ma il film della Winocour si concentra sulla personalità ed i drammi delle protagoniste, donando alla sua opera profondità ed intensità. Unico personaggio maschile di rilievo, fatto salvo il medico francese di Maxine, il Dr. Hansen (un inedito Vincent Lindon) è Anton, il capace e volitivo direttore della fotografia della stessa Maxine, interpretato da un energico ma sensibile Louis Garrel, che vede la sofferenza negli occhi della sua partner lavorativa e trova il modo giusto di starle accanto. La Winocour firma regia e sceneggiatura di Couture, ma la riuscita del film è essa stessa dovuta ad un lavoro corale pregevole ed accurato: doveroso menzionare il direttore della fotografia André Chemetoff, la musica di Filip Leyman e Anna Von Hausswolff, ma soprattutto lo scenografo Florian Sanson e, imprescindibile trattandosi di un film girato nel mondo della moda, la costumista Pascaline Chavanne.
Michela Aloisi









