Avventure di una banconota nella “Milano da bere”
Quasi in sordina, alla sesta edizione dell’Hip Hop Cinefest ci siamo potuti godere un nuovo lavoro di Tekla Taidelli, paladina del cinema indipendente il cui approccio punk alla settima arte (e alla vita stessa) aveva fatto scalpore già all’inizio degli anni duemila, prima con l’embrionale Sbocchi di vita (2000) e a seguire con un piccolo cult, Fuori vena (2005), per poi tornare prepotentemente alla ribalta più di recente, con quel 6:06 acclamato alla Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia 2025 e uscito anche in sala.
L’ironico, tagliente e sfrontato 5 Euro ha invece trionfato nella sezione Fiction Short dell’Hip Hop Cinefest 2026, regalando agli spettatori del capitolino Fusolab una ventina di minuti impostati, a gran ritmo, in modo da assicurare un salace divertimento e al contempo un originale detour nella Lombardia in subbuglio: non soltanto una “Milano da bere”, ma anche da sniffare, fumare, eccetera eccetera. Laddove, tra “amori tossici” alla Caligari e fighetti in libera uscita le didascalie finali del corto pongono un ideale sigillo su tutta l’operazione, riportando stralci di quei servizi giornalistici che più hanno posto in risalto, negli ultimi tempi, l’abuso di cocaina e di altre sostanze stupefacenti in città.
Il cortometraggio della Taidelli, girato in un ruvido bianco e nero, montato con vertiginosa perizia, sfiora quindi una beffarda e mirata critica sociale ma senza sermoneggiare, ponendo al contrario in primo piano un raccontino cinematografico “borderline” che avvince, diverte, sorprende. Giusto all’inizio, quando ancora il tema centrale del film non è del tutto chiaro, si può restare un po’ spesati. Dopo si rimane semplicemente a bocca aperta di fronte alle decine di passaggi di mano cui va incontro una semplice banconota da cinque Euro e a come tante vite verranno toccate e talora sconvolte da una simile epifania.
Vera protagonista del film, infatti è quella banconota su cui una fantomatica “streghetta” metropolitana ha scritto di getto i numeri vincenti del super enalotto, mentre un avvocato cocainomane, pieno di debiti, dopo averla incautamente smarrita si troverà a inseguirla ovunque, nella speranza di giocarsi quei numeri e coprire il rosso in banca.
Lungo il cammino lui e la banconota incontreranno però tossici, travestiti, naziskin, vecchie checche, balordi di vario genere, tassisti scontrosi, donne abbrutite dall’alcol, farmacisti esasperati, ragazzini ingegnosi e persino un barbone, forse (e sottolineiamo il “forse”) beneficiario finale dell’inatteso colpo di fortuna.
Con uno spirito che oscilla tra il “pulp” e la commedia grottesca, una Taidelli anche qui molto ispirata immerge questo suo breve apologo in un clima di anarchia assoluta, lasciando che da contrappunto a quella movida senza freni operino giusto l’ironia della sorte e un potenziale antidoto al malessere urbano che tale festival conosce bene: la cultura hip hop, ben presente nella colonna sonora ma anche, attraverso la partecipazione di artisti legati proprio a tale scena e in particolare al rap, nella stessa diegesi del corto. Con un epilogo strepitoso che in prossimità dei titoli di coda si fa quasi videoclip.
Stefano Coccia









