Gamera… con vista, sulla baia di Tokyo
Programmato al Cinema Visionario di Udine mercoledì 29 aprile e in streaming, su MyMovies, fino alle 23 di sabato 2 maggio, Gamera, the Giant Monster è un piccolo grande regalo che il Far East Film Festival 2026 ha voluto fare agli amanti dei kaijū eiga, quel popolare filone del cinema giapponese dedicato alle apparizioni e alle distruttive imprese di mostri giganti che si è soliti associare, in primo luogo, alla nascita di Godzilla. Capostipite del così iconico genere cinematografico fu infatti Godzilla (Gojira, in originale), realizzato nel 1954 dal sublime artigiano Inoshiro Honda e divenuto ben presto un “cavallo (anzi, un mostro) di battaglia” della Toho.
I rivali della Daiei, altra storica casa di produzione nipponica, non se ne stettero però a lungo con le mani in mano, affidando nel 1965 a Noriaki Yuasa (cineasta che fino ad allora aveva alternato ruoli da aiuto regista alla regia di un’unica commedia musicale, per giunta di scarso successo commerciale) il debutto di Gamera, tartarugone gigante e in grado di volare destinato da subito a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella sempre più folta famiglia dei “mostri misteriosi”. Del resto già in Gamera, the Giant Monster (Daikaijū Gamera) le prerogative principali e lo stesso modus operandi della possente creatura appaiono molto ben delineati.
Un po’ come in certi B-Movies americani degli anni ’50, la prima apparizione pubblica di Gamera si lega geograficamente alla regione artica, più in particolare a una spedizione internazionale presso la popolazione degli Inuit e all’esito infausto di una “scaramuccia” tra potenze nucleari. Anche qui, come in Godzilla, l’incubo atomico e gli ingombranti spettri di Hiroshima e Nagasaki ci dicono molto, sulla genesi e sul duraturo successo di una saga del genere. E sempre come in Godzilla, la baia di Tokyo pare essere, dopo qualche scorreria in giro per il globo, l’approdo naturale di un essere enorme, apparentemente indistruttibile, che si nutre di energia e che la utilizza anche per roteare in aria come un disco volante.
Se quindi l’impatto della colossale tartaruga sulla metropoli giapponese e sulla sua popolazione è in ogni caso devastante, letale, cominciano però a intravvedersi quei tratti più positivi che verranno ulteriormente sviluppati, assieme alla fantasiosa creazione di modellini e costumi, nelle successive apparizioni cinematografiche. A partire dallo speciale rapporto coi bambini, nei confronti dei quali Gamera è una sorta di divinità protettrice. Lo vediamo qui quando è di scena il classico ragazzino coraggioso e impertinente, figura ricorrente nella saga, lo vedremo ancora meglio nel successivo, magnifico, toccante Gamera the Brave (2006) di Ryūta Tazaki, in cui l’infanzia diventa davvero protagonista.
Stefano Coccia









