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Outliving Shakespeare

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VOTO: 7,5

Gatti e teatroterapia per anziani

Gatti. Gatti ovunque. Gatti che si fanno i fatti propri mentre intorno la vita scorre lenta, abitudinaria, solitaria. Gatti che osservano, discreti, mentre gli ospiti di una fatiscente casa di riposo armena, d’epoca sovietica, si aggrappano alla vita mettendo in scena Shakespeare. Un regista li guida nello studio dei personaggi, mostrando come la linea tra dramma e realtà sia labile e sfumata, mentre la quotidianità delle loro vite si srotola a poco a poco, rivelando umanità e sentimenti ancora vivi.

Outliving Shakespeare di Inna Sahakyan e Ruben Ghazaryan, in programmazione alla 37esima edizione del Trieste Film Festival – Concorso Documentari, è uno sguardo disincantato sul passato ma anche un ponte verso il presente; oggetti e ricordi di gioventù dell’Unione Sovietica dei residenti si intrecciano con la storia di Gayane e il destino della Repubblica dell’Artsakh, attraverso la fredda cronaca del conflitto del Nagorno-Karabakh raccontata dai televisori accesi nella struttura. La camera indugia sui volti e sugli ambienti, segue il regista Garnik e i suoi attori in teatro, mentre preparano lo spettacolo, raccontando al contempo la loro vita e quella degli altri ospiti nella casa di riposo, tra ricamo, barbiere, filastrocche e albicocche raccolte dall’albero. È uno sguardo sereno oltre la malinconia di un luogo di abbandono e solitudine, reso vivo dalla terapia del teatro e dai numerosi e paciosi felini che vi si aggirano.

Come protagonisti de I peccati di Shakespeare, Garnik ha scelto Ararat (Romeo) e Julieta (Giulietta), Varazdat (Amleto) e Qnarik (Ofelia), Edik (il teschio di Yorick), le tre figlie di Re Lear: Hranush (Goneril), Laura (Regan) e Nora (Cordelia), Suren e Nazik (il primo Shakespeare e il suo sostituto), Rosa, Gayane e Roman (assistenti di Shakespeare), Ararat e Sevan (il primo Riccardo III e il suo sostituto), Ligia (la regina Anna) e la musicista Raya. La musica di Raya si intreccia con l’intensa colonna sonora, che dona poeticità alla desolazione della struttura, accompagnando le storie degli attori oltre il palcoscenico, dalla storia d’amore tra Suren e Rosa all’amicizia tra Ligia e Anahit, dal triste destino di Ararat all’odissea di Gayane.

Un documentario che ha il sapore di una telenovela, con personaggi reali e storie vere, di amore e abbandono, di vita e di morte, di speranza e disillusione; la nostalgia del passato si alterna con una rinata gioventù, la teatroterapia risveglia emozioni e sentimenti ormai sopiti, lo sguardo spento di chi non ha più nulla da aspettare si accende di nuovo. I registi armeni Inna Sahakyan e Ruben Ghazaryan descrivono con delicatezza e sensibilità un mondo racchiuso tra quattro mura (ma circondato da un terreno di cui non si vedono i confini) e l’umanità di anziani soli, che trovano nella reciproca compagnia (non solo teatrale) una nuova famiglia. Gli eleganti titoli di coda, come immagini di cartolina, mostrano i protagonisti attraverso ritratti d’autore e spezzoni dello spettacolo shakespeariano; raccontando al contempo, con brevità, cosa è successo ai nostri attori quando il sipario è calato e le luci si sono spente sul palcoscenico.

Michela Aloisi

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