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Cime tempestose

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VOTO: 8

Una passione sgargiante dalle pieghe allucinatorie

Andiamo dritti al punto: il nuovo Cime tempestose di Emerald Fennel non è la trasposizione né un adattamento cinematografico del celebre libro di Emily Brontë, ma piuttosto uno sgargiante sogno allucinatorio visivamente ammaliante ed irresistibile. In questo contesto, ben venga l’interpretazione di Margot Robbie nei panni della giovane Catherine, cui dona la lucida pazzia di Harley Queen ed il sogno erotico che i lettori della Bronte non avevano mai osato chiedere; il tutto condito da una buona dose di orrorifico splatter in chiave pop.

Tutto è eccessivo: la cupa dimora degli Earnshaw, perennemente buia, tetra e con la nuvoletta di Fantozzi che la sferza continuamente di pioggia, in netto contrasto con la luminosa – e sfarzosa – reggia dei Linton, sommersa letteralmente dal lusso, con il prato all’inglese curatissimo e la tavola sempre imbandita. E così la passione tra Catherine ed il fratello adottivo Heathcliff (interpretato dal bel Jacob Elordi) travalica le pagine del libro da cui i personaggi ed il loro intenso ma platonico amore è nato per diventare vero, ardente, impetuoso e travolgente, come un’onda che sommerge tutto e tutti, sino al tragico epilogo che spezza il ciclo di vendette e sofferenza.

C’è da dire anche che la Fennel conclude il suo film quando il libro della Bronte non è neppure a metà; ignorando palesemente non solo alcuni personaggi ma finanche la vera incarnazione ossessiva e vendicativa di Heathcliff che si palesa dopo la morte dell’amata. Il centro del “suo” Cime tempestose è infatti la veemente storia d’amore tra lui e Catherine, che nasce come complicità da bambini per svilupparsi via via con la scoperta del desiderio carnale; un amore che le convenzioni sociali e la morale vittoriana rendono impossibile, ma che Emerald Fennel (autrice della sceneggiatura oltrechè regista) concretizza materialmente, dando vita ad un romanzetto rosa dalle tinte horror curatissimo e seducente, dai titoli di testa intrecciati con ciocche di capelli alla colonna sonora, con musiche originali di Charli XCX, tra cui la canzone del trailer, “Everything is Romantic”, senza tacer della splendida fotografia di Linus Sandgren.

Se la Robbie ed Elardi mostrano un feeling innegabile, bucando letteralmente lo schermo, la recitazione pacata ma pungente della vera villain della storia, Hong Chau (che interpreta la dama di compagnia di Catherine, la figlia illegittima di un nobile Nelly Dean), è altrettanto acuta e viscerale, rappresentando la razionalità della donna dell’epoca che antepone la sicurezza dei beni materiali all’incertezza della passione. Personaggio più grigio che negativo, se visto nell’ottica dell’epoca in cui il film è ambientato, Nelly è una sorta di “grillo parlante” che, anziché limitarsi a suggerire, agisce per salvaguardare se stessa e la sua invidiata padroncina dalla rovina di una vita misera; allontanandola così da Heathcliff e dalla felicità, fino a causarne, per inettitudine più che volontà, la prematura dipartita. Interessante anche la caratterizzazione di Isabella, protetta di Edgar Linton, interpretata da Alison Oliver; sopra le righe come Catherine, si interfaccia con lei prima da sorella e poi da rivale, unendosi a Heathcliff in barba a ragione, convenzioni sociali e finanche alla sua dignità. Un’interpretazione sfaccettata ed intensa, quella della Oliver, che ben si incastona con quelle dei due protagonisti. Da citare anche le ottime performance di Shazad Latif (Edgar Linton), Charlotte Mellington (Catherine da giovane), Owe Cooper (Heathcliff da giovane) e Martin Clunes (il padre di Catherine).

Con il suo Cime tempestose, Emerald Fennel riscrive la storia come avrebbe voluto leggerla, dando forma alle fantasie romantiche che sognavano di vedere Catherine ed Heathcliff vivere concretamente la loro passione; il risultato è una sorta di ammaliante sogno allucinatorio alla Lanthimos intrecciato con Tarantino e con i romanzi Harmony, visivamente seducente ed acusticamente ipnotizzante, sorretto da un cast perfettamente in parte, la cui resa del proprio personaggio è totalizzante.

Michela Aloisi

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