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Brianza

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VOTO: 8

Nella provincia “bene” tra commedia grottesca e noir

Simone Catania dirige Brianza, film presentato in concorso nella sezione Progressive Cinema alla 21esima edizione della Festa del Cinema di Roma. La vicenda è ambientata nel 2009, nel pieno di una crisi economica che sta stritolando l’Italia in una morsa sempre più stringente. Giorgio Farina (Fausto Russo Alesi), erede di una prestigiosa armeria in Brianza, rischia di perdere tutto dopo aver investito una fortuna nell’apertura di una lussuosa boutique in Svizzera. Dietro la sua facciata rispettabile si cela ben presto una trama di debiti, compromessi morali e la costante paura di perdere la propria posizione sociale. Nel tentativo disperato di restare a galla Giorgio si lascia coinvolgere da Alberto Fumagalli (Paolo Pierobon), eccentrico e chiacchierato imprenditore che gli propone un affare molto ambiguo. Quella che sembra una facile via d’uscita si trasforma però in una spirale pericolosa che minaccia la sua stessa famiglia.

Sullo sfondo di un territorio operoso e apparentemente specchiato, Simone Catania costruisce una narrazione incisiva in cui la Brianza non è una semplice ambientazione, ma un personaggio aggiunto in un vero e proprio crime antropologico, dove la corsa al successo, l’accumulo e l’ostentazione della ricchezza si trasformano nell’ossessione per la rispettabilità. La vicenda che coinvolge Giorgio e Alberto sostiene gran parte del ritmo del film, scandito da una tensione crescente che mescola le tinte del noir, l’indagine antropologica e le suggestioni del western di provincia.
Se il primo rappresenta un uomo comune travolto dai suoi errori e dalle paranoie di una società impostata sulle apparenze — ben evidenziate dalla moglie Valentina, a cui presta il volto una convincente Marina Rocco, che arricchisce la mappa sociale della storia —, Alberto rivela invece il lato oscuro e ambiguo della provincia.

Il regista imposta Brianza tra la commedia grottesca e le derive di un heist movie, sfociando in un noir che diventa la cifra dominante della pellicola. Questo equilibrio si regge soprattutto sulla figura di un magnetico Paolo Pierobon, capace di donare grande spessore al film alternando drammaticità e una latente follia pronta a esplodere in qualsiasi momento, con un controllo interpretativo che rasenta la perfezione.
L’ibridazione dei generi rappresenta il quid pluris dell’opera, che non esita a deflagrare in un western contemporaneo basato su uno script complesso e profondo, firmato dallo stesso Catania insieme a Ugo Chiti e Fabio Natale. La fotografia curata da Pietro Zuercher è la perfetta sintesi dell’atmosfera di Brianza, capace di trasformare il paesaggio padano nello specchio psicologico dei protagonisti. In questo contesto, la provincia si conferma la vera protagonista assoluta: il regista racconta una storia liberamente ispirata a fatti avvenuti realmente nel cuore di un luogo che vive in una dimensione a sé stante, una bolla in cui tutto sembra sicuro e dove pare non accada mai nulla di male — almeno finché le apparenze non ingannano.

Fabrizio Battisti

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