Un thriller malinconico in una New York da cartolina
Film di apertura per gli accreditati della 21esima Festa del Cinema di Roma dopo il passaggio alla Berlinale 2026, The Only Living Pickpocket in New York è un giallo senza tempo, dal gusto squisitamente vintage a confronto con la decadenza morale contemporanea. La regia elegante e raffinata di Noah Segan mostra una New York a tratti retrò, seguendo le orme di un abile borseggiatore che sembra essersi fermato in un’altra epoca, senza smartphone e poca tecnologia, dove i valori e la parola data contano ancora e gli appunti si prendono a penna su un taccuino.
Harry, magnificamente e malinconicamente interpretato da un eccelso John Turturro, è l’ultimo dei borseggiatori old style di New York ancora attivo; gira per la città in cerca di malcapitati distratti da borseggiare, ricavando spesso un bottino misero ma essenziale per prendersi cura dell’amata moglie Rosie, costretta a letto e senza possibilità di comunicare. Il vecchio amico e compare Ben (Steve Buscemi) ricicla il possibile attraverso il suo banco di pegni, in un mondo dove i pagamenti sono quasi universalmente digitali e la refurtiva è costituita in gran parte da telefoni impenetrabili e orologi senza valore, indirizzando Harry verso il microcosmo cinese per riciclare tutto quello che è tecnologico, dai telefonini alle chiavette USB. Proprio il furto di una di queste chiavette, un portafoglio digitale di proprietà del rampollo di una famiglia malavitosa, segnerà il destino di Harry; costretto, per salvare se non se stesso almeno l’amata Rosie, ad una corsa contro il tempo per ritrovare la chiavetta ormai venduta. L’incontro – scontro di due epoche e di visioni del mondo differenti, il vecchio che non trova posto nel nuovo, sono mostrate sia nel contrasto tra Harry e il giovane prepotente Dylan (Will Price) quanto nell’incontro con l’antica nemesi di Harry, il poliziotto interpretato da Giancarlo Esposito, costretto alla pensione anticipata da un sistema che non sa come riadattare i suoi uomini nel nuovo mondo informatico. In un mondo che va di fretta, la perseveranza, i valori dell’amicizia e della lealtà, la fantasia e capacità di adattamento di Harry, colpiscono e portano lo spettatore sul binario della nostalgia.
Se la storia scorre placida e verso l’unico finale possibile, il fascino ed il savoir faire di Turturro che percorre le strade della città senza Google Maps, telefono o computer, affidandosi piuttosto alle indicazioni dei passanti ed appuntandosele a penna su un taccuino o sul palmo della mano, sono il fulcro di un’opera nostalgica e crepuscolare, che omaggia una New York classica e sempiterna nel cinema, dalle panoramiche da cartolina alla colonna sonora jazz e retrò. Harry porta lo spettatore in giro per la Grande Mela, dal Bronx al Queens, da Manhattan a Staten Island, su e giù per i cinque boroughs, con ritmi pacati e contemplativi che rimandano al cinema di Jarmusch, privilegiando l’intensità degli sguardi, degli incontri e dei rapporti umani all’azione; Segan lascia finanche la violenza elegantemente “dietro le quinte”, più percepita che mostrata, in puro stile noir, lontano anni luce dagli action “tutto sangue e combattimenti” che riempiono le sale oggi. The Only Living Pickpocket in New York è una affettata elegia di un tempo ormai passato, capace purtuttavia di coinvolgere emotivamente lo spettatore per intensità di interpretazione per la magia che immagini e musica creano intorno ai suoi protagonisti, la città ed Harry in primis.
Michela Aloisi








