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Zustissia

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VOTO: 7,5

Orrore giudiziario

Trentatré lunghissimi e interminabili anni, tanti ce ne sono voluti prima che Beniamino Zuncheddu, vittima suo malgrado del più lungo errore giudiziario della storia della repubblica italiana, riuscisse a dimostrare e a vedere riconoscere la sua innocenza. L’incredibile e sconvolgente vicenda del pastore sardo che nel 1991 era stato accusato di aver ucciso tre uomini e ferito un quarto, in quella che alle cronache è ricordata come la strage di Sinnai, è ora diventata un film dal titolo Zustissia, che il regista Francesco Piras, con la complicità in fase di scrittura di Lisa Nur Sultan e Niccolò Gentili, hanno tratto dal libro “Io sono innocente” dello stesso Zuncheddu e dell’avvocato Mauro Trogu, colui che ha assistito, affiancato e sostenuto la causa durante il processo di revisione che ha ridato la libertà al protagonista.
Nelle sale dal 15 ottobre 2026 con PiperFilm, che l’ha anche co-prodotta con Palomar e Rai Cinema (con il contributo del Ministero della Cultura e il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission), la pellicola racconta al contempo la storia di una vita rubata e la dura battaglia che un avvocato e altri alleati hanno ingaggiato per arrivare alla revisione del processo e all’assoluzione, giunta il 26 gennaio 2024. Nel DNA audiovisivo di Zustissia vivono e coesistono dunque i temi e gli stilemi del legal-thriller e del true-crime, che si mescolano senza soluzione di continuità in un’opera che di fatto prende forma e sostanza attraverso il classico e scientifico lavoro di reenactment. Lo stesso che ha caratterizzato altre opere incentrate su clamorosi casi di errori giudiziari e ingiusta detenzione, tra cui il docu-film Peso morto sulla storia di Angelo Massaro e Portobello, la serie su quella di Enzo Tortora.
Gli autori raccolgono i tasselli per poi riassumere sotto forma di highlights chiave i tasselli del complesso mosaico che hanno segnato le tappe fondamentali dell’odissea detentiva,legale e giudiziaria di Zuncheddu. Mostrati gli antefatti, gli eventi delittuosi, i momenti che hanno portato all’arresto e alla condanna, la scrittura prima e la trasposizione poi restringono e circoscrivono il campo d’azione proprio al percorso ad ostacoli di avvicinamento e alle fasi salienti e decisive del processo, quando venticinque anni dopo la strage, un giovane avvocato decide di lottare – pro bono – per restituire la libertà al protagonista. Il tutto si riversa più precisamente nei canoni e nel modus operandi del filone del courtroom drama, con la timeline del racconto che si va concentrando principalmente sulle controindagini, sulla parte processuale e le varie udienze in tribunale che hanno portato alla revisione del processo e alla conseguente assoluzione.
Piras però fa uno step in più e ulteriore dando un respiro maggiore alla drammaturgia. Il regista sardo ricostruisce accuratamente lavicenda con il contributo di una confezione dall’indubbia qualità fotografica e dal taglio cinematografico (i trascorsi da direttore della fotografia di Piras si vedono), ma parallelamente offre allo spettatore anche un controcampo privato, restituendo la parte intima, umana ed emozionale della storia. Lo fa soffermandosi sui personaggi e sui loro cangianti stati d’animo e psicofisici legati agli alti e bassi, ai passi avanti e quelli indietro, alle sollecitazioni positive e negative, che hanno accompagnato e segnato il cammino di Zuncheddu verso la libertà. La forza di Zustissia sta proprio in questa capacità di raccontare una vicenda così dolorosa trovando il giusto equilibrio tra la necessaria ricostruzione e narrazione più o meno fedele degli eventi e la componente umana. Le intense e partecipi interpretazioni di Fabrizio Ferracane e Michele Riondino, rispettivamente nei panni del protagonista e di Trogu, in tal senso hanno contribuito a dare sempre la giusta temperatura emotiva e credibilità alle singole scene e di conseguenza all’intero film.

Francesco Del Grosso

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