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Sorella di clausura

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VOTO: 8,5

All You Need is Boban

Il cinema di Ivana Mladenović, giovane cineasta balcanica le cui vicende biografiche oscillano tra la Serbia in cui è nata e la Romania dove vive e dove si è formata registicamente, può essere forse equiparato al calderone di una fattucchiera in cui confluiscono gli ingredienti più disparati, più bizzarri, ma si sa già in partenza che al termine del rituale l’incantesimo funzionerà alla grande. Non a caso a Trieste lei è ormai una beniamina del pubblico. L’anno scorso si era rivisto volentieri, in “Wild Roses”, il suo originalissimo Ivana the Terrible, già passato al festival nel 2019, a proposito del quale non sarebbe così assurdo affermare che “il personale è politico”, come si usava dire a ridosso del ’68.
In Sorella di clausura, lungometraggio passato ora in concorso al 37° Trieste Film Festival, il tasso di eccentricità e di creatività pare addirittura aumentato, in misura tale da affrescare un piccolo capolavoro “situazionista” all’interno del quale i confini tra la così angusta realtà e i forsennati sogni della protagonista vengono di continuo rimodellati. Siffatta impressione si fa strada perentoriamente, pur provenendo lo spunto iniziale da tracce concrete, reali, vissute e successivamente parafrasate dalla regista in modo anche parecchio empatico, essendoci di mezzo alcuni episodi veramente accaduti tra cui la tragica scomparsa di una giovane donna, popolare cantante e cara amica. Come se alla debordante messa in scena del film si chiedesse anche di sublimare, di esorcizzare l’incidente in questione.

Mélo stilizzato e “raffreddato” di continuo dalle singolari, grottesche epifanie localizzate in territori dell’Europa Orientale che i ricordi del “socialismo reale” e il precocemente sbiadito presente neo-liberista dipingono alla stregua di un quadro dadaista, Sorella di clausura ha la sua eroina principale in Stela: sognatrice compulsiva, donna poco considerata in famiglia, anche per via di quei suoi atteggiamenti bizzarri e poco aderenti alla vita quotidiana, tra i quali spicca l’incontenibile, senz’altro morbosa ma a tratti quasi mistica attrazione per Boban. Musicista slavo di una certa età, quest’ultimo, raffigurato sullo schermo attraverso un’irresistibile aura kitsch, costantemente sopra le righe, che conferisce a tutta la prima parte del film deliziose coloriture ultra-pop. Del resto uno humour talmente etereo da risultare quasi inclassificabile resta tra le note più liete della poetica di Ivana Mladenović.
Polimorfico, camaleontico, naïf come la sua autrice, col suo imitare per certi aspetti la divisone in capitoli/paragrafi tipica dei libri (e la scrittura di un potenziale best seller diventerà, a un certo punto, il precario, effimero, “eterodiretto” obiettivo della protagonista), il così inquieto lavoro cinematografico della Mladenović mischia stili e toni assai differenti, sprigionando intenti parodici, accarezzando profondi turbamenti esistenziali, legando infine la sua unicità (incontestabile, pure quando qualche scena può far pensare, di volta in volta, a Kusturica o ad Aki Kaurismäki) all’impronta fortemente iconica di determinati luoghi, a partire da certi smunti paesaggi danubiani.
Altrettanto forti le sensazioni lasciate da certi incontri della protagonista, su tutti il burbero fidanzato abituato a vivere nella miseria, l’ambiguo editore (la farsesca scena di sesso con lui è da antologia) e soprattutto Vera, altra pittoresca icona pop che alterna il gusto della sperimentazione musicale alla gestione di una strampalata azienda specializzata in prodotti erotici, la quale ancor più del “guru” menzionato all’inizio, Boban, si rivelerà per Stela un “mentore” dalle insospettabili risorse.
Arricchito anche dalle deliziose interpretazioni di Katia Pascariu, Cendana Trifan e Miodrag Maldenovi, un oggetto filmico così fuori dagli schemi come Sorella di clausura merita di sicuro un posto tutto suo nell’immaginario cinematografico, come hanno ben compreso per esempio a Sarajevo dove il lungometraggio ha vinto il premio per la Miglior Regia.

Stefano Coccia

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