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Mama

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VOTO: 7

Un’anima divisa in due, tra Israele e Polonia

In concorso al Trieste Film Festival 2026, co-prodotto da Israele, Polonia e Italia, Mama è per sua stessa natura un crocevia di storie, ambientazioni e culture diverse. Questo racconto vibrante e intimista, ispirato a Or Sinai – qui sia regista che sceneggiatrice – dall’osservazione attenta di determinate dinamiche famigliari, ossia dalla presenza quasi “trasparente” nella casa della propria infanzia di una domestica straniera che aveva pian piano sostituito la madre, malata, in svariate faccende domestiche, è stato pensato sin dall’inizio per essere girato tra Israele e una qualsiasi nazione dell’Europa Orientale che avesse certe caratteristiche geografiche e antropologiche. La regista stessa, al Politeama Rossetti, ha confessato al pubblico triestino che inizialmente si era puntato anche sull’Ucraina; ma una serie di concause, tra cui la delicata situazione politica e lo scoppio della guerra in tale paese, ha fatto sì che la produzione si orientasse verso la Polonia. Visto l’esito, siamo convinti sia stata una scelta oltremodo felice.

L’incipit del lungometraggio ci mostra una “tranche de vie” della protagonista Mila, impersonata con straordinario carisma da Evgenia Dodina, che nella ricca villa dei suoi datori di lavoro israeliani fa in pratica la governante tuttofare, mostrandosi sempre ligia, premurosa, devota, attenta tutt’al più ad aiutare il proprio nucleo famigliare rimasto in Polonia con quanto riesce a mettere da parte, del proprio lauto stipendio; ma coltivando al contempo, con un pizzico di spregiudicatezza, una relazione segreta con quell’altro lavoratore straniero frequentato occasionalmente. Ed è così che lo spettatore prende subito confidenza con la sua autonomia di pensiero, con questa sua aurorale pretesa di libertà, alla ricerca di una possibile emancipazione dal ruolo che la vita stessa sembrerebbe averle assegnato.
Nel prologo di ambientazione israeliana la protagonista va poi incontro a un bizzarro incidente domestico: lei vorrebbe continuare a lavorare anche col gesso, ma rivelando una certa premura la coppia presso cui è a servizio le consiglia di sfruttare invece quel tempo per ristabilirsi, facendo visita alla famiglia nella campagna polacca e lasciandosi rimpiazzare per qualche settimana da una giovane cameriera asiatica.
Il rientro a casa dopo tanto tempo sarà però per Mila più traumatico del previsto. Perché tante cose a sua insaputa nel frattempo sono cambiate. E in direzioni non sempre per lei facilmente gestibili, tali, anzi, da farle perdere a tratti il controllo della propria vita e da porre a rischio il rapporto con chi le è vicino…

Umbratile, atmosferico, ben costruito intorno alla relazione così empatica tra i protagonisti e i differenti spazi impressi nel loro cammino, nel loro vissuto, Mama ha proprio nel lungo segmento girato in Polonia l’indiscutibile punto di forza. Alcune reazioni emotive, sia da parte di Mila che dei suoi famigliari, possono risultare a tratti un po’ stereotipate, se non addirittura eccessive, forzate. Ma nell’insieme la forza interiore della donna e la sua capacità di adattarsi a situazioni nuove tendono a sedimentarsi in profondità.

Stefano Coccia

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