“Tranche de vie” di una Moldova in lenta, progressiva trasformazione
Nel suo processo così dinamico di esplorazione dell’Europa centro-orientale attraverso il mezzo cinematografico, il Trieste Film Festival ha saputo puntare i riflettori anche, occasionalmente, sulla Repubblica di Moldova, senz’altro tra le più piccole dell’ex Unione Sovietica ma al contempo ricca di tradizioni e popolata da gente laboriosa, generosa, ospitale.
Con tale paese, solo per fare qualche esempio, abbiamo preso confidenza a Trieste tramite alcuni corti e lungometraggi, davvero splendidi, realizzati da Ana-Felicia Scutelnicu. Forte è però in noi anche il ricordo di Chisinau, documentario del compianto Corso Salani proiettato nel 2008 assieme agli altri lavori della serie Confini d’Europa.
Ci fa pertanto piacere che al 37° Trieste Film Festival il Premio CEI (Central European Initiative), tradizionalmente assegnato al film che meglio interpreta la realtà contemporanea e il dialogo tra le culture (euro 3.000) sia andato proprio a Electing Ms Santa della giovane Raisa Răzmeriță (Moldavia, 2025) con la seguente motivazione: “Al contempo intimo e universale, Electing Ms Santa è un’emozionante esplorazione di identità, ambizione, scoperta di sé ed empowerment femminile. Il film d’esordio della regista Raisa Răzmeriță, ambientato nella Moldavia rurale, è una testimonianza basata sull’osservazione paziente e prolungata, che indaga i ruoli di genere e l’umanità degli eroi quotidiani impegnati a trasformare le proprie comunità.”
Ulteriore perla inserita nel Concorso Documentari, Electing Ms Santa è a nostro avviso anche un incisivo, ben tratteggiato ritratto della Moldova di oggi, in balia di trasformazioni sociali profonde e desiderosa di fronteggiare le ataviche ristrettezze economiche, senza tuttavia perdere contatto col proprio passato, con le ancora molto sentite tradizioni popolari, con la differente umanità dei villaggi.
Proprio un remoto paesino della Moldova rurale, coi caratteristici viottoli dissestati e fangosi, le povere case circondate da piccoli orti e aie per il pollame, fa da sfondo alle molteplici attività di Elena, 42 anni, donna energica e altruista che dedica parte della giornata alla cura dei campi e degli animali, sotto lo sguardo severo della madre Ana; per poi applicarsi nelle ore libere a un impegno sociale che va dal portare doni vestita da Babbo Natale ai bambini, agli indigenti e ai malati, durante le festività, al tentare di farsi strada nella stessa vita politica cittadina, stancamente ingrigita, “invecchiata”, al pari del precedente sindaco che però non intende mollare la presa.
La competizione elettorale su cui si fionda temerariamente e tenacemente Elena poteva forse essere approfondita di più, a partire dalla diversità degli schieramenti e delle proposte politiche. Ma è l’umanità del personaggio a restare maggiormente impressa. Di pari passo è attraverso la metodica osservazione della vita quotidiana in tale villaggio, alternata a rapidi scorci dei tentativi di modernizzare lo stile di vita un po’ arrugginito della nazione, che il documentario regala i contrasti più forti, evidenti, con quel principio – appena abbozzato – di formazione politica della protagonista innestato in una realtà che, dai riti della Pasqua ortodossa alla compravendita degli animali al mercato, conserva ancora un a sapore antico.
Stefano Coccia









