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Yo (Love is a Rebellious Bird)

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VOTO: 7,5

Donne libere

Come abbiamo più volte visto sul grande schermo (e non solo) accade sovente che tra due persone appartenenti a diverse generazioni nascano dei legami a dir poco speciali. Alla 76esima edizione del Festival di Berlino, ad esempio, già il lungometraggio Flies di Fernando Eimbcke era incentrato proprio su questo tema. Ma all’interno del prestigioso concorso berlinese, in realtà, v’è un’ulteriore opera che ci racconta per immagini un rapporto speciale. Stiamo parlando di Yo (Love is a Rebellious Bird), interessante documentario diretto da Anna Fitch e Banker White. Ma vediamo nello specifico di cosa stiamo parlando.
Magnetica protagonista di Yo (Love is a Rebellious Bird) è l’arzilla ed energica Yo, appunto, amica di vecchia data della regista Anna Fitch, venuta a mancare ormai da diversi anni. Quando le due donne si sono incontrate per la prima volta, Yo aveva settantatré anni, mentre Anna ventiquattro. Nonostante la loro grande differenza d’età, tra loro è subito nata una profonda sintonia. E così, dopo la dipartita di Yo, Anna ha dedicato diversi anni a ricostruire minuziosamente in scala 1:3 la piccola casetta in cui abitava la sua amica, arredandola il più fedelmente possibile e inserendo al proprio interno una bambola di legno raffigurante proprio la nostra Yo. Parallelamente a questi momenti, interviste alla donna svoltesi nel suo ultimo anno di vita, ma anche collage di vecchie fotografie e primissimi piani di variopinti insetti atti ad assumere un significato profondamente simbolico (la stessa regista ha a suo tempo studiato proprio entomologia) rendono il presente lavoro un’opera particolarmente ricca e stratificata, fortemente soggettiva nella sua coraggiosa messa in scena.
Partendo, dunque, secondo le intenzioni dei registi, proprio dalla storia di Yo, Yo (Love is a Rebellious Bird) traccia un interessante parallelismo tra le due donne, mostrandoci momenti salienti non solo della loro amicizia, ma anche delle loro singole vite, e del lungo percorso effettuato da entrambe verso una profonda scoperta (e accettazione) di sé stesse.
Yo è nata e cresciuta in Svizzera, parlava quattro lingue, e non sempre ha avuto un rapporto semplice con la propria famiglia, con la religione, con la sessualità e, più in generale, con ciò che la società era portata ad aspettarsi da lei. Eppure, dopo i quarant’anni, un matrimonio e quattro figli, ecco che la donna, finalmente, si è liberata di ogni convenzione, scegliendo la strada per la felicità. Temi come le origini, il sesso, le droghe, la maternità e la morte, dunque, sono le vere colonne portanti del presente Yo (Love is a Rebellious Bird) e tutti insieme stanno a tracciare in modo mai banale o retorico un esaustivo affresco dell’universo femminile e di come esso venga vissuto e concepito, a prescindere dal periodo storico in cui si vive. Il tutto per un lungo viaggio dall’Europa al Canada in cui possiamo notare come determinate dinamiche tendano ogni volta a ripetersi.
Con un buon ritmo, una solida struttura narrativa in grado di focalizzarsi ora su una protagonista ora sull’altra in modo fluido e mai forzato, ma soprattutto con un approccio visivo accattivante e innovativo, che vede in una buona commistione tra documentario, animazione e finzione scenica il proprio cavallo di battaglia, Yo (Love is a Rebellious Bird) è un prodotto che non si lascia prendere la mano da una facile emotività (dato soprattutto il coinvolgimento personale della regista) e che sa conquistarci fin dai primi minuti. Piacevole sorpresa all’interno di questo variegato concorso berlinese.

Marina Pavido

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