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Home Stories

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VOTO: 7,5

Momenti di transizione

L’adolescenza, si sa, non è mai un’età facile. E lo sanno bene anche numerosi cineasti in tutto il mondo, che proprio a questo delicato periodo dell’esistenza umana hanno voluto sovente dedicare intensi lungometraggi, molti dei quali entrati di diritto a far parte della storia del cinema. Ma se è vero che, da un lato, una tematica del genere è sempre solita esercitare un certo appeal su spettatori di tutte le età, dall’altro bisogna anche stare attenti a non scadere mai nel già visto, dando vita, ogni volta, a un prodotto che sappia a suo modo fare la differenza. Particolarmente interessante, a tal proposito, è il lungometraggio Home Stories, ultimo lavoro della regista tedesca Eva Trobisch, presentato in anteprima mondiale in corsa per l’Orso d’Oro alla 76esima edizione del Festival di Berlino.
Intensa e complessa protagonista di Home Stories è la sedicenne Lea (impersonata da Frida Hornemann), dal grande talento per il canto e che, un giorno, viene selezionata per partecipare a un prestigioso talent show televisivo. Nel momento, però, in cui alla ragazza durante un’intervista viene chiesto di parlare di sé, ella si troverà in difficoltà, in quanto nemmeno lei, che, in famiglia come con gli amici, sta vivendo un momento particolarmente delicato e ancora non ha compreso cosa voglia davvero dalla vita.
I genitori di Lea (Max Riemelt e Gina Henkel) si sono separati da poco, dal momento che sua madre (con cui ella stessa ha un rapporto piuttosto conflittuale) aspetta un figlio da un altro uomo. Nel frattempo, i suoi nonni faticano a mandare avanti lo storico hotel di famiglia, a causa delle ingenti spese e della scarsa affluenza di turisti. E mentre la sua migliore amica Bonny (Ida Fischer) ha appena iniziato una storia con suo cugino Edgar (Florian Geißelmann), ecco che l’unico, vero modello e punto di riferimento della nostra Lea sembra essere sua zia Kati (Eva Löbau), donna indipendente, che ha appena avviato la (complicata) gestione di un nuovo museo.
Non solo Lea, dunque, ma tutti i protagonisti di Home Stories si trovano, così, a un momento di svolta delle proprie vite. I numerosi conflitti interpersonali influenzano ogni ambito della quotidianità. Nessuno di loro, di fatto, può dirsi realmente “senza macchia”, ognuno di loro, nella sua meravigliosa imperfezione, ci appare subito come incredibilmente umano.
Home Stories è una storia contemporanea (essenziale, in tal senso, non soltanto l’elemento del talent show, ma anche le numerose discussioni sulla politica intraprese ogni volta dai nonni di Lea) che, tuttavia, per quanto riguarda determinate dinamiche, avrebbe potuto essere ambientata in qualsiasi altra epoca (particolarmente d’effetto, a tal proposito, la location in cui si trova l’hotel di famiglia, completamente immerso nel verde e con un maneggio al proprio interno, così come lo stesso museo avviato da Kati, situato all’interno di un edificio di lusso, ma che necessita assolutamente di una ristrutturazione urgente). Una storia sì classica, ma anche molto ben articolata, grazie a una sceneggiatura di ferro che non esita, di quando in quando, a inferirci potenti scossoni emotivi.
Eva Trobisch ha prestato attenzione a ogni minimo dettaglio al fine di rendere questo suo Home Stories un lungometraggio complesso e stratificato, perfettamente in grado di trattare il tema dell’adolescenza in modo mai scontato o banale. E attraverso una storia famigliare, ecco che anche il conflitto generazionale, così come la complessità di ogni rapporto di coppia, sanno ritagliarsi un loro importante spazio. Per realizzare un prodotto degno di nota, dunque, spesso è sufficiente osservare semplicemente la vita con tutte le sue numerose sfaccettature. E con sincerità ed empatia si possono realizzare, così, davvero grandi cose.

Marina Pavido

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