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Everyone’s Sorry Nowadays

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VOTO: 7

Tutti i colori di Bianca

Avere tredici anni, si sa, non è una cosa semplice. Già, perché, di fatto, a quell’età non si è più bambini, ma, al contempo, non si è ancora nemmeno pienamente adolescenti, e sovente non si sa ancora cosa si voglia davvero dalla vita o come rapportarsi a un mondo che non sembra mai voler comprendere davvero le persone che lo abitano. Ne sa qualcosa la giovane Bianca (impersonata da Lisa Vanhemelrijck), protagonista del lungometraggio Everyone’s Sorry Nowadays, diretto dalla regista belga Frederike Migom e presentato alla 76esima edizione del Festival di Berlino all’interno della sezione Generation Kplus, dedicata, appunto, al mondo dei giovani e dei giovanissimi.
Tratto dall’acclamato romanzo di Bart Moeyaert e ambientato nell’arco di un’unica, torrida giornata estiva, dunque, Everyone’s Sorry Nowadays ci racconta per immagini la storia di Bianca, che vive in un piccolo paesino insieme a sua madre (Laurence Roothooft) e al suo fratellino Alan (Lewis Hannes). Alan, purtroppo, ha un’insufficienza cardiaca e pertanto le attenzioni di sua mamma sono rivolte quasi esclusivamente a lui. Bianca, al contempo, viene considerata una ragazzina problematica. Questo lo pensa persino suo padre, che adesso vive con una nuova compagna e che vede i figli soltanto due weekend al mese. Costantemente incompresa, dunque, la giovane avrà un’inaspettata sorpresa nel momento in cui in casa sua arriverà Billy King (Sachli Gholamalizad), la sua attrice preferita, dal momento che il figlio di lei, Jazz (Lewis Gérard), ha fatto amicizia proprio con Alan.
Quando Bianca non ne può più di sentirsi costantemente incompresa, è solita rifugiarsi dietro il pollaio di una sua vicina di casa. Qui, dove nessuno può vederla, ella ha creato una sorta di mondo a sé stante, con numerosi, variopinti oggetti appesi alla staccionata e persino una sua scatola di fotografie e di collage, dove è praticamente contenuta tutta la sua storia. Ma cosa accadrebbe se quel piccolo mondo venisse definitivamente distrutto? Everyone’s Sorry Nowadays, dunque, ci mostra tutto esclusivamente dalla prospettiva della giovane Bianca. E quando vediamo la ragazza danzare finalmente libera, per strada, insieme alle sue coetanee, o quando la vediamo urlare arrabbiata e disperata, prima di lanciare contro il muro una ciotola di salsa di ciliegie, nemmeno noi sappiamo dove finisca la realtà e dove inizi l’immaginazione.
E poi, naturalmente, c’è il cambiamento climatico, che minaccia di distruggere per sempre il nostro pianeta (particolarmente inquietante, in tal senso, l’enorme crepa sull’asfalto che si è aperta proprio davanti casa di Bianca). Segno che le cose presto non saranno più come prima. Segno che, ormai, ciò che è stato non può più tornare indietro. Proprio come i giorni d’infanzia, quando, sereni, si era soliti trascorrere le serate a guardare la propria serie preferita insieme alla famiglia.
Nel mettere in scena questo suo tenero e delicato Everyone’s Sorry Nowadays, Frederike Migom ha optato per una messa in scena in cui non c’è bisogno di eccessivi virtuosismi registici affinché il tutto funzioni alla perfezione sul grande schermo. Una messa in scena colorata e dinamica, che vede nella casa della protagonista, così come nelle strade del suo paesino, le location ideali per conferire al tutto l’aspetto di una storia quasi sospesa nel tempo, in un delicato momento di transizione. Non è facile abbandonare per sempre il mondo dell’infanzia. E se la soluzione più semplice fosse quella di smettere di stare sulla difensiva e optare per un dialogo aperto e sincero con chi ci sta vicino? Al pubblico, il privilegio di trarre le proprie considerazioni. Ma l’importante, però, è non dimenticare mai di essere stati bambini.

Marina Pavido

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