Woman in Gold

0
7.0 Awesome
  • voto 7

L’identità riconosciuta

Ci si chiede spesso a cosa serva il cinema e vedendo Woman in Gold di Simon Curtis si palesa una delle risposte a questa domanda: conoscere. Detta così potrebbe apparire banale, eppure tante volte grazie alla Settima Arte abbiamo scoperto fatti che ignoravamo o ancor più li abbiamo approfonditi. Quello della requisizione e del saccheggio delle opere d’arte è un atto che fa parte dei corsi e ricorsi storici innescati dai regimi totalitari o dagli invasori, è un modo per dimostrare la supremazia di uno sull’altro appropriandosi di un simbolo di identità. È proprio questa consapevolezza che porta Maria Altmann (Helen Mirren) a scegliere di fare un salto nel passato, facendoci i conti e facendoli fare a coloro che vogliono deliberatamente far cadere nell’oblio ciò che è accaduto.
A distanza di cinquant’anni, vivendo ormai in un altro Paese (l’America), con una vita alle spalle e ferite non ancora rimarginate, la donna con tenacia e anche la giusta dose di irriverenza sceglie di sfidare le autorità austriache chiedendo aiuto a un giovane avvocato Randol Schoenberg (Ryan Reynolds) per riprendersi ciò che era suo. Senza dubbio, studiando la Storia dell’Arte vi sarete imbattuti in Gustav Klimt, il principale esponente della Secessione viennese, e, in particolare, nella sua “La donna in oro”, in origine “Ritratto di Adele Bloch-Bauer”. Ma quanti di noi sanno che quest’opera, insieme ad altre, fu trafugata dai nazisti in una di quelle irruzioni che laceravano nel profondo quelle case vissute magari da uomini, a loro volta, deportati o uccisi. La Altmann era infatti ebrea, una connessione che la lega all’avvocato, nipote di un altro importante ebreo viennese, il compositore Arnold Schoenberg. Woman in Gold fa vivere allo spettatore questo incontro in cui una donna, fortemente legata alle radici, le fa riscoprire al ragazzo attraverso un viaggio fisico ed emotivo, ora fatto in parallelo, ora insieme. È il lutto per la perdita della sorella, con i ricordi che riaffiorano, che le dà il là per desiderare che il dipinto di sua zia realizzato da Klimt torni a lei e idealmente alla sua famiglia. Non è una questione di soldi, ma di «mantenere vivi i ricordi perché la gente dimentica, soprattutto i giovani» e anche qui entra in campo la funzione di arti come cinema e teatro (aggiungiamo anche alcuni lavori televisivi).
Simon Cutirs, autore del biopic Marilyn (2011), sa come maneggiare le vite umane e, forte anche della sceneggiatura di Alexi Kaye Campbell, crea un impianto classico che, però, non rimane in superficie, anzi scava umanamente riuscendo anche a creare empatia con la platea di turno. Il valore aggiunto è senza ombra di dubbio la Mirren, che non delude mai le aspettative anche dopo le vette raggiunte con l’interpretazione della regina Elisabetta in The Queen (2006).
Con Woman in Gold si intrecciano luoghi (Londra, Los Angeles, Vienna), tempi, culture, identità per raccontare la Storia con la “s” maiuscola attraverso un episodio significativo che riesce a toccarci per come risveglia il nostro gusto del bello e ancor più il riconoscimento della propria identità individuale e di un popolo. A un tratto si sente: «“La donna in oro” è la Mona Lisa dell’Austria» perciò combatterla per riaverla non è un gioco da ragazzi, nel background ci sono giochi di potere, prevaricazioni, responsabilità taciute o anche solo non assunte. In ogni gesto che la Altmann compie, in ogni parola che pronuncia, ci comunica una voglia di giustizia e di riappropriazione di sé rendendo giustizia anche alla propria famiglia. Neanche per un attimo si percepisce l’intento di guadagno meramente economico, ci sono quei sani sentimenti, che, però, non (s)cadono nel sentimentalismo.
Dal punto di vista tecnico la pellicola presenta una grande attenzione anche nella messa in scena delle sequenze storiche, con un curato lavoro fotografico (Ross Emery), oltre a inquadrature talvolta sghembe che vogliono caratterizzare una città piuttosto che un’altra ancor più se in quella scena si è nel presente.
Non resta che consigliarvi di scoprire più a fondo questa storia grazie a Woman in Gold.

Maria Lucia Tangorra

Leave A Reply

12 − 4 =