Whiskey Tango Foxtrot

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7.0 Awesome
  • voto 7

Ricordando Kabul

Sembra che dalle parti medio-alte, produttivamente parlando, di Hollywood vada di moda esaminare il conflitto afghano post-11 Settembre 2001 attraverso la lente non troppo deformante del genere dramedy. Già il veterano Barry Levinson aveva collocato nel martoriato paese la proverbiale verve ironica di Bill Murray nel tutto sommato abbastanza anonimo Rock the Kasbah, in cui solo la presenza del divo/antidivo impediva al film di affogare nella melassa retorica tipica delle storie di riscatto con annessa morale incorporata. Risultati decisamente migliori si raggiungono al contrario in questo Whiskey Tango Foxtrot, diretto dal quel duo registico composto da Glenn Ficarra e John Requa i quali, dopo i banali Crazy, Stupid, Love (2011) e Focus – Niente è come sembra (2015), sembravano aver perso la capacità di graffiare che era stata riconosciuta loro sin dai tempi dello script di Babbo bastardo (2003).
Anche in questo caso – per sottolineare un’altra affinità con il menzionato Rock the Kasbah – si punta all’elemento attoriale apparentemente comico inserito in un contesto drammatico. Ed è Tina Fey, per l’occasione, a fungere da protagonista di una presa di coscienza assai meglio descritta nelle sue tormentate fasi rispetto all’altro lungometraggio sul tema. Basato sul libro “The Taliban Shuffle: Strange Days in Afghanistan e Pakistan”, scritto dalla reporter di guerra Kim Barker (interpretata appunto dalla Fey), segna inevitabilmente l’incontro/scontro di una donna occidentale con l’opprimente disagio femminile tipico dei paesi islamici. L’idea di inserire la personalità vulcanica della bravissima Fey – peraltro nell’occasione molto più controllata del solito, per una show-woman proveniente dalla mitica scuola del Saturday Night Live – in un contesto ostile ad una donna intenzionata a svolgere il proprio lavoro anche come occasione di riscatto da una vita in patria assai poco gratificante si è rivelata vincente. E non solo per il talento della sua protagonista, quanto per la capacità dimostrata dagli autori di riuscire a fondere in buona armonia registri narrativi ora brillanti ora drammatici. Intendiamoci: Whiskey Tango Foxtrot non è un’opera politica e soprattutto non vuole essere una fulminante satira militaresca alla Robert Altman del leggendario Mash; non traspare – se non molto tra le righe di un discorso diversamente articolato – alcuna critica evidente all’interventismo militare statunitense. Il film di Ficarra e Requa – qui di gran lunga alla loro miglior riuscita registica – è “semplicemente” un lungometraggio su un personaggio femminile messo alla prova in circostanze reali che nemmeno lontanamente pensava di vivere. Stupendosi poi del fatto di quanto un’esistenza vissuta, letteralmente, in prima linea possa provocare in lei quella pericolosa assuefazione – da cui il titolo – al rischio mortale più volte rimarcata nel film dai suoi compagni di sventura.
Supportato da un cast in gran spolvero – oltre alla Fey, anche un impagabile, sornione Billy Bob Thornton nei panni di un generale dei marines, un sorprendente Martin Freeman in versione seduttore e la splendida, nonché priva di soverchi scrupoli, “collega” Margot Robbie, Whiskey Tango Foxtrot si segnala anche come saggio dal sapore antropologico sulla guerra continua che investe gli esseri umani, ognuno impegnato a combattere con ogni mezzo la propria battaglia sia in senso letterale – i marines contro i talebani – che in chiave professionale, con la colonia dei “civilissimi” giornalisti occidentali a contendersi col coltello tra i denti ogni possibile scoop. Ed il fatto che tutto ciò venga raccontato da un punto di vista totalmente femminile costituisce senz’altro un merito aggiunto al film, tanto da far passare in secondo piano qualche eccesso moraleggiante che emerge nel finale. Magari non sarà abbastanza per farne una sorta di film-manifesto a carattere post-femminista della nostra, sin troppo omologata, contemporaneità, ma di sicuro rimane un lungometraggio ampiamente meritevole di uno sguardo attento nelle sale nostrane – temiamo non moltissime – dove Whiskey Tango Foxtrot sarà programmato.

Daniele De Angelis

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