WAX: We Are the X

0
8.0 Awesome
  • VOTO 8

Generazione perduta… e (al cinema) ritrovata

Distribuzione Indipendente non è nuova a simili imprese, tipo scoprire (o riscoprire) quel cinema italiano (e non) realizzato in forma più o meno autarchica, che ha spesso le carte in regola per superare qualitativamente e a livello di idee molte delle produzioni cinematografiche “mainstream”; ossia le altre che in genere trovano la strada già spianata, al momento di approdare nelle sale. Ma l’impressione è che quest’anno col suo ritorno Distribuzione Indipendente abbia fatto qualcosa in più. L’impressione è che ci abbia regalato un possibile, peraltro giovane, nuovo autore.

Riguardo alle potenzialità di Lorenzo Corvino, bisogna essere onesti, è difficile dichiararsi neutrali dopo l’incandescente conferenza stampa romana, avvenuta la mattina del 16 marzo all’Anica. Raramente si era visto un regista esordiente rapportarsi alla stampa con tanta personalità e consapevolezza. Dettagliate spiegazioni tecniche. Acute analisi sociali. Discorsi capaci di spaziare dallo status attuale del linguaggio cinematografico allo stallo in cui versano, specialmente a livello di stimoli e di sicurezza economica, le nuove generazioni. Praticamente uno “one man show” fuori programma, quello che ci ha regalato Lorenzo, al quale hanno offerto un contributo il distributore Giovanni Costantino, il moderatore Boris Sollazzo e soprattutto gli attori: Jacopo Maria Bicocchi, Davide Paganini e la bellissima Gwendolyn Gourvenec. A costoro il regista ha persino chiesto di disporsi in sala simulando una scena del film, così da spiegare agli addetti ai lavori le più innovative e raffinate modalità di ripresa, situazione piuttosto insolita per una conferenza stampa!
Facendovi partecipi di questo curioso aneddoto vi abbiamo in parte introdotto alcuni tratti specifici di WAX: We are the X, film che ci ha saputo suggestionare nel profondo. Vi si racconta, tramite un personalissimo e mai banale approccio alla prassi del cosiddetto found footage, la rocambolesca esperienza di due giovani cineasti italiani e della loro collega transalpina, spediti in Costa Azzurra per approntare le riprese di uno spot televisivo, che potrebbe rimpinguare le loro magre finanze e magari rilanciarne la carriera, i sempre più precari obbiettivi professionali. Ma già dal prologo, che la presenza del leggendario Rutger Hauer impreziosisce non poco, si capisce che qualcosa è andato storto, o comunque non secondo i piani prestabiliti. Sarà la registrazione del loro viaggio a chiarire cosa sia realmente successo…

Ecco, ciò cui alludevamo prima è che questo materiale narrativo già potenzialmente intrigante diventa, nelle mani di Lorenzo Corvino, un territorio di caccia dove si sperimenta liberamente sulle immagini, sulla natura delle singole inquadrature, sulla frammentazione dello schermo, sullo studiato passaggio da uno strumento di ripresa all’altro. La “teoria” finisce quindi per fondersi sapientemente e in perfetta armonia con una resa filmica, che regala comunque allo spettatore sprazzi di cinema assolutamente godibili, in quanto imbevuti di ironia, sentimento, avventura e riflessioni per nulla scontate, sugli orizzonti che si aprono di fronte alla nostra generazione, quella dei “sacrificabili”.
C’è eros. Ci sono sguardi introspettivi. C’è una giusta considerazione dell’amicizia. Tutto distillato in una forma nuova, che però si compiace anche di citare cinema del passato, magari proprio quello che ha saputo fare storia proiettandosi al contempo nell’avvenire, nel futuro della visione. Da Wenders al Bertolucci di The Dreamers, cui guardano senz’altro le scene più hot tra la sensualissima Gwendolyn Gourvenec e gli altri due giovani attori, scene in cui la videocamera accarezza i protagonisti quasi assorbendone il calore e riportando la loro interazione a una dimensione non volgare, ma di profonda libertà. La stessa libertà che verrà poi ribadita, quale possibile risposta alla crisi che stiamo attraversando, nell’intelligente finale.

Stefano Coccia

Leave A Reply

16 + 6 =