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Waiting For

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VOTO: 7

Riconciliazioni

Dallo schermo filtra subito l’impressione di essere in viaggio verso una meta ancora da definire, in una Sardegna enigmaticamente sospesa tra passato, presente e futuro, tra arcaiche ritualità e stili di vita che cambiano, tra la pesantezza di certi silenzi e il desiderio di esprimere liberamente la propria natura, il proprio pensiero, i propri affetti. Girato nei dintorni di Olbia, Waiting For di Matteo Pianezzi riesce ad ancorare tali sensazioni a un linguaggio filmico maturo, curato, che riprende certi stilemi del road movie per dirottarli strada facendo verso un cinema dai contenuti misterici e proiettato al contempo verso l’interiorità dei personaggi. Vi è pertanto una qualche grazia stilistica a sostenere la poetica di un cortometraggio che, in modi ora ruvidi e ora intrisi di una grande delicatezza e sensibilità, sa entrare davvero in intimità con quel piccolo spaccato di vita in esso rappresentato.

All’origine di tutto, vi sono tre donne in procinto di compiere un tragitto insieme in corriera. Una madre anziana e la figlia già adulta. Più un’altra ragazza, i cui rapporti con quella giovane donna visibilmente a disagio con la propria madre appariranno più chiari andando avanti, al pari delle tensioni più o meno sotterranee che attraversano il singolare terzetto.
Messa così, se il lettore più attento ha già intuito, quello che potrebbe profilarsi è un piccolo dramma famigliare, con annessi discorsi sulla “diversità” non particolarmente nuovi, stimolanti. Al contrario, l’abilità registica di Matteo Pianezzi consiste qui nel dare valore di “epifania” al progressivo svelarsi dei reali rapporti tra le tre protagoniste, facendo perno di continuo sui dettagli, sui silenzi rivelatori, su scambi di battute concisi e taglienti, sulle studiatissime e mai scontate prossemiche dei corpi. Affinché ciò sullo schermo risultasse efficace e credibile ha avuto grande importanza, naturalmente, la composizione di un cast al femminile dalla notevole presenza scenica. Grande intensità da parte della madre, Elisabetta De Vito. Ma è soprattutto la bravura espressa a fior di pelle dalle due protagoniste più giovani, Sara Sartini e Désirée Giorgetti (entrambe volti importanti per il cinema indipendente italiano, con la Giorgetti capace di assicurare una grossa spinta pure a quello di genere), ad assicurare sempre il giusto tono al racconto, convogliandovi pathos dichiarato ed emozioni a lungo trattenute, senza mai forzare la mano.

Il destino di questo eccentrico cortometraggio on the road è poi quello di sfociare in una parte finale, il cui appeal di natura rituale riesce a combinarsi miracolosamente bene con le componenti della storia, più intimiste e psicologiche, fin lì affermate; difatti, per volontà dell’anziana madre sfiancata da un brutto male, le tre donne sono ammesse a una cerimonia sacra dalle finalità curative, che pare ispirarsi a culti latinoamericani come la “santeria” o altri simili. Tutta la sequenza del rito esercita suggestioni potenti. Ma è più che altro il senso di possibile riconciliazione tra le protagoniste, ciò cui sembra puntare l’autore.
Sono tutti elementi per cui ci si augura che Waiting For, già passato nella selezione ufficiale di VISIONI ITALIANE a Bologna e acquistato poi da France 3, possa essere visto anche in altri festival, forte di un’estetica e di istanze narrative che non passano certo inosservate.

Stefano Coccia

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