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Volti coperti – Storia di un ultras

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VOTO: 7

Dentro la Curva Nord

Vi è un momento piuttosto emblematico di Volti coperti – Storia di un ultras, pescato tra gli assai interessanti materiali d’archivio (alla cui raccolta ha collaborato anche Michele Plastino), che vede il protagonista di tale docu-film, Fabrizio Toffolo noto ultras della Lazio, ospite del Maurizio Costanzo Show assieme ad altri tifosi. Una puntata del genere fece scalpore. E lo stesso Maurizio Costanzo, finito sotto accusa per le sue scelte editoriali, si era difeso dicendo per l’occasione diverse cose condivisibili, tra le quali spicca senz’altro questa: “Lo dico e lo ripeto, il tifo è diventato l’ultimo domicilio della passione“.

Ecco, proprio alle parole del celebre giornalista vogliamo appellarci anche noi. Nel senso che questioni di fede calcistica ci collocano esattamente sull’altra sponda, quella giallorossa. Ma è con un certo rispetto, paragonabile a quello dichiarato nel film dallo stesso Toffolo nei confronti di altri gruppi ultras nemici (fino alle sprangate reciproche, non solo a parole) sugli spalti degli stadi e comunque ammirati per la loro dedizione alle rispettive squadre, per il loro spirito combattivo, per la fantasia nel forgiare loghi e striscioni, che ci siamo rapportati a questo lungo, per certi versi appassionante racconto cinematografico.
Del resto Stefano Calvagna, che si tratti di film di genere o magari di operazioni biografiche (vedi il suo bell’omaggio a Franco Califano) sa come raccontare storie. Paradossalmente la storia degli ultras in Italia fino ad ora al cinema è stata raccontata poco e male. Di sicuro molto meno, rispetto al Regno Unito. Fa eccezione, volendo, un documentario di Andrea Zambelli datato 2001, Farebbero tutti silenzio, incentrato sul “modo di vivere ultrà” della tifoseria dell’Atalanta e molto apprezzato, stando ai nostri ricordi, da un Davide Ferrario dichiaratosi già allora supporter orobico.

Tornando a Volti coperti – Storia di un ultras, Calvagna ha scelto l’attore Claudio Vanni (già suo sodale su svariati set) e la voce amica di Pino Insegno, per accompagnare Fabrizio Toffolo, tra i più noti esponenti degli Irriducibili della Lazio, in una carrellata di ricordi tutti rivissuti sul filo dell’emozione. A fare da sfondo, per le lunghe chiacchierate e camminate di Toffolo e del suo interlocutore Vanni, naturalmente l’Olimpico, assieme ad altri luoghi decisamente riconoscibili – ed evocativi – della capitale.
Ciò che ne esce fuori è un ritratto del mondo ultras senza filtri, senza posticci giudizi morali, presentato rigorosamente dal suo interno: la prima volta allo stadio, le prime trasferte, i tafferugli, i lunghi e avventurosi tragitti in treno, l’aspro confronto con le forze dell’ordine, i momenti bui della Lazio, la contestazione di determinati giocatori, gli storici successi ottenuti in seguito dalla squadra biancoceleste, l’ammirazione per Cragnotti e per una bandiera come Di Canio, l’avversione per il “villain” calcistico Lotito, le vicende giudiziarie. Ecco, se volessimo trovare un punto d’incontro con l’altro documentario di sponda (anche) laziale visto recentemente, quel Fuorigioco – Una storia di vita e di sport dedicato invece al campione Beppe Signori, a far in qualche modo riflettere sono le ombre gettate sul modus operandi di certa magistratura. Alleggerendo al contrario i toni, tra i tanti, commossi ricordi di Fabrizio Toffolo, spesso proposti all’insegna dello stridente contrasto tra i bei tempi andati e il così asettico mondo di oggi, una “menzione speciale” vogliamo assegnarla alla rievocazione del Subbuteo e del culto che aveva presso gli adolescenti di qualche decennio fa. Un culto, lo diciamo tra le righe, che alcuni di noi non hanno mai abbandonato.

Stefano Coccia

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