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Urge

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VOTO: 7.5

Con Bergonzoni nella vastità

Quando un film si intitola proprio Urge non è poi così futile interrogarsi sulla sua “urgenza”. Stessa cosa si finisce per fare, bene o male, quando si ha di fronte uno spettacolo teatrale filmato e riproposto sul grande schermo. Sarà davvero necessario? Sarà utile? Renderà un servizio apprezzabile all’allestimento teatrale come anche al mezzo cinematografico? Qui le risposte si possono diversificare. Ma almeno nel caso in questione, ossia il film in uscita di Alessandro Bergonzoni, di dubbi in noi non ve ne sono affatto: l’urgenza c’è tutta, se si vuole portare al cinema uno dei parti più riusciti di un artista vero, tra i più bravi in Italia (l’elenco naturalmente comprende anche Rezza) nel decostruire il linguaggio verbale, nel far uso di una comicità surreale a tratti irresistibile per smontare luoghi comuni, limiti, certezze, consuetudini sclerotizzate e cristallizzate della comunicazione umana.

L’oggetto dello spettacolo teatrale /opera cinematografica di Alessandro Bergonzoni è la vastità. Con un tema simile, sarebbe sciocco fare di tutto per circoscriverne la portata, stabilendo illusori confini. Eppure, all’interno di questa indagine beffarda, ironica, metafisica, che a ritmi folli utilizza la parola quale grimaldello per scassinare le ipocrisie e l’accidia del quotidiano, ci sono alcuni pezzi di bravura che svettano sul resto. Il sogno iniziale, ad esempio, con la sottile carica anti-borghese e quei lampi di comicità “politicamente scorretta”, in cui si riflette la vena immaginifica dell’autore. E poi, soprattutto, l’indescrivibile racconto della sceneggiatura cinematografica con animali protagonisti, autentico “porto franco” della rappresentazione, dove il cortocircuito tra i vari linguaggi (scenico, gestuale, verbale, cinefilo, sociologico, e via dicendo) raggiunge vertici di genialità pura.

In tutto ciò, l’intervento di un regista come Riccardo Rodolfi (già sodale di Bergonzoni a teatro) è tutt’altro che accessorio: lo spettacolo datato 2010 e da lui osservato con attenzione più volte, durante le numerose repliche, diventa occasione di una riproposizione fedele al suo svolgimento, ma anche molto puntuale nell’esaltare i tempi comici del suo mattatore variando con diligenza i punti di vista, ossia avvicinando e distanziando le riprese così da valorizzare gesti, mimica facciale, camminate particolari e persino quelle piccole pause, da cui certi giochi di parole acquistano maggiore profondità.
Un motivo in più, insomma, per ringraziare i distributori di EXIT Media degli spazi trovati in sala per uno spettacolo che il grande schermo potrà far conoscere, come merita, a tanti altri spettatori.

Stefano Coccia

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