Underground

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10.0 Awesome
  • VOTO 10

Underground

Il capolavoro visionario evergreen di Emir Kusturica, evento speciale alla 32a edizione del Trieste Film Festival, a distanza di quasi 30 anni mantiene intatte freschezza ed attualità. “Nessuna guerra è tale finché il fratello non alza le mani sul fratello“, sono le ultime parole di uno dei protagonisti di una storia incredibile e spettacolare che racconta la guerra di tutte le guerre, la guerra fratricida.

Underground narra di una guerra infinita e di un’amicizia lunga una vita tra luci ed ombre, di un amore conteso e poi nascosto, di illusioni e sogni, mentre la musica della banda imperversa, a sottolineare il mescolarsi di storia e fantasia in un film visionario con il retrogusto amaro di una satira politica pungente e sempre attuale.

il film si apre sullo zoo di Belgrado, mentre il guardiano dello zoo, il giovane Ivan, si prende cura dei suoi amati animali; immagine colorata e tenera, bruscamente interrotta da un bombardamento aereo. Siamo nel 1941, è l’inizio dell’invasione tedesca della Jugoslavia, e mentre tutta la città è profondamente colpita dalle bombe nemiche
incontriamo i due goliardici amici Marko e Petar “Il Nero”, entrambi innamorati della bella attrice Natalija, amante del secondo, sposato con Vera, in una scena che ricorda quelle dei protagonisti di Amici miei – Atto II durante l’alluvione di Firenze; all’inasprirsi dell’occupazione, i due riescono a portare in salvo parenti ed amici nel rifugio sotterraneo segreto sotto la casa avita di Marko. Qui ritroviamo Ivan, fratello di Marko, con la sua amata scimpanzé Soni, superstite del bombardamento dello zoo. In un susseguirsi vorticoso di eventi, il tempo passa e siamo già nel 1944; mentre Petar, ricercato dai tedeschi, è costretto a rimanere nascosto nel sotterraneo con gli altri, in superficie la guerra finisce e Marko, libero di sposare Natalija, diventa un importante produttore e trafficante di armi, costruite nel rifugio dall’amico Petar e gli altri, che gli permetterà di diventare esponente di spicco nel regime Titino. Surreali ma d’effetto, in questo senso, le immagini costruite di Marko accanto allo stesso Tito, satira efficace al contempo sulla dittatura e le sue menzogne, sul comunismo e la corruzione. Vent’anni, Marko terrà rinchiusi con l’inganno i suoi cari. Siamo già nel 1961 e Jovan, figlio di Petar e Vera (morta di parto), diventa grande e decide di sposarsi. Una festa di nozze che aprirà la strada all’inevitabile: il Nero scoprirà la relazione tra l’amico e la sua amata, mentre Soni entra nel carro armato, anch’esso costruito nel sotterraneo, ed agli inascoltati avvertimenti dell’iconico musicista del gruppo, ‘katastrofa, katastrofa‘, aprirà con un’esplosione uno squarcio verso il mondo esterno e la libertà.
Fuori, il mondo è cambiato; mentre Ivan, uscito rincorrendo Soni, si perde nel dedalo di strade sotterranee che collegano tutta Europa, Petar esce per combattere insieme al figlio, e si imbatte nel set di un film di propaganda che ripercorre la vita dell’amico Marko e finanche la propria morte eroica; incapace di distinguere il vero dal falso, Petar ucciderà i finti tedeschi e finirà per dover fuggire ancora, mentre Jovan annegherà nel Danubio inseguendo il miraggio della neo-moglie Jelena. Marko, intanto, prende la decisione estrema: far saltare il rifugio con tutti i superstiti, e fuggire via con Natalija.

Passano ancora gli anni, ed in seguito alla morte di Tito, scoppia la guerra civile e la Jugoslavia va in frantumi. Ivan, che era stato internato in un ospedale psichiatrico, riprende i vecchi tunnel per tornare nel suo paese; qui ritrova il fratello Marko e in un impeto rabbioso lo aggredisce, per poi uccidersi a sua volta. Marko e Natalija, riciclatisi ancora come trafficanti di armi, verranno riconosciuti come tali e giustiziati su ordine impartito via radio dello stesso Petar, ora alla guida di un commando militare.

Nessuna guerra è tale finché il fratello non alza le mani sul fratello“; fratelli di sangue, come Ivan che colpisce Marko, ma anche fratelli per scelta, come erano in fondo Marko e Petar. Ma soprattutto fratelli di uno stesso Paese che la morte del suo Comandante ha messo uno contro l’altro, in una guerra sanguinosa e violenta che rappresenta la guerra di tutte le guerre.
In un finale onirico, Jovan incontra sott’acqua la sua Jelena e tutti gli amici morti, e tutti insieme, risalendo in superficie, si ritrovano al matrimonio dei due giovani su un’area del Danubio, mentre la Jugoslavia si stacca dalla terraferma per andare alla deriva, isola senza meta. Ed Ivan inizia a raccontare.
Qui abbiamo costruito case nuove, con i tetti rossi e i comignoli su cui faranno il nido le cicogne e con le porte sempre aperte agli ospiti. Saremo grati alla nuova terra che ci nutre e al sole che ci riscalda, ai campi fioriti che ricordano i tappeti colorati della nostra patria. Con dolore, con tristezza e con gioia ricorderemo la nostra terra quando racconteremo ai nostri figli storie che cominciano come le fiabe: c’era una volta un paese…
C’era una volta un Paese. Invaso, occupato, dilaniato da continue guerre, unito e poi diviso, mentre la politica, Tito, il comunismo, l’indifferenza del mondo intero giocavano a Risiko. Restano i ricordi, si tramandano le memorie; resta, immortale, il visionario, ironico e crudele al tempo stesso, capolavoro di Emir Kusturica. Per non dimenticare. Mai.

Michela Aloisi

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