Un mercoledì di maggio

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Destino sì, Destino no   

10.000 Riyal, si sa, possono risolvere molte cose. Una cifra enorme, che, anche dopo anni ed anni di risparmi, non sempre si riesce a mettere da parte. Ma cosa succederebbe se qualcuno mettesse un annuncio su un giornale, affermando di voler regalare tale cifra a chi ne ha più bisogno di lui? Questa è la singolare storia raccontataci da Vahid Jalilvand in Un mercoledì di maggio, il suo ultimo lavoro, presentato in anteprima nel 2015 alla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia – nella sezione Orizzonti – dove si è aggiudicato il Premio Fipresci e in sala nell’ambito della rassegna “Nuovo Cinema Teheran” proposta da Academy Two.
Leila e Setareh sono due giovani donne alle prese con le mille difficoltà del quotidiano. La prima ha una figlia piccola ed un marito gravemente malato, il quale, per poter tornare ad una vita normale, ha bisogno di sottoporsi ad un complicato quanto costoso intervento. La seconda si è appena sposata di nascosto con l’uomo che ama, il quale, di conseguenza, è stato aggredito da suo cugino – contrario alle nozze – e, in seguito alla rissa, è stato arrestato. Al fine di convincere la sua famiglia a ritirare la denuncia, Setareh ha bisogno di parecchio denaro. Dopo aver letto l’annuncio sul giornale, le due donne, insieme a centinaia di altri cittadini bisognosi, si presenteranno all’indirizzo riportato nell’articolo, con la speranza di poter – finalmente – dare una svolta alle loro vite.
Ancora una volta è la condizione della donna nell’Iran dei giorni nostri ad essere messa in primo piano. Ed in questo ultimo lavoro di Jalilvand vengono descritte – nello specifico – le conseguenze che convenzioni rigide ed arcaiche possono avere sulla vita di chi le subisce. Due giovani, due destini diversi. E si parla, appunto, anche di destino in Un mercoledì di maggio. Un destino che può essere tanto generoso quanto spietato.
Le storie qui raccontate – all’interno di una cornice del tutto originale – sono storie crude, talmente estreme da sembrare quasi irreali. Eppure – anche in questo caso – è il realismo a fare da grande protagonista, dal momento che le vicende di Leila e di Setareh sono anche le vicende di migliaia di altre donne che fanno parte della società iraniana. I loro drammi, le loro emozioni, sono raccontati mediante l’uso abbondante – ma mai eccessivo – di intensi primi piani e, inoltre, non ci vengono risparmiati momenti crudi e particolarmente drammatici. Primo fra tutti, la scena della rissa tra il marito ed il cugino di Setareh. Senza parlare, ovviamente, della violenza – fisica e psicologica – che le nostre protagoniste sono costrette a subire.
Interessante la scelta di raccontare i fatti accaduti attraverso diversi punti di vista e con l’uso di flashback e flash forward. Tale scelta, infatti, ha contribuito – insieme all’evento dinamico – a regalare al lungometraggio di Jalilvand quel tocco in più che lo rende diverso dalle centinaia di film prodotti ogni anno che trattano un tema del genere. Qualità, questa, da non sottovalutare per nessuna ragione. Per questa sua singolare struttura, per il tema trattato e per la curata realizzazione, Un mercoledì di maggio si è rivelato, dunque, una piccola perla nel panorama cinematografico iraniano. Da non lasciarsi assolutamente scappare.

Marina Pavido

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