Two Sisters

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

La stregoneria attraverso il Veneto

Grazie ad un Fantafestival di qualche anno fa avevamo preso confidenza con la creatività e con l’approccio non convenzionale al genere di Diego Carli, autore nella circostanza del cortometraggio Dad. La visione orrorifica così conturbante, malata e straniante che ne scaturiva ci aveva positivamente colpito. Col più recente Two Sisters (titolo decisamente evocativo, per gli amanti dell’horror), pare proprio che il regista abbia alzato ulteriormente l’asticella. Anche a livello produttivo.

Piccola premessa personale: il primo titolo che ci viene in mente è senz’altro Sauna del finnico AJ Annila, ad ogni modo i film dell’orrore in costume ambientati in secoli passati tendono a suggestionarci parecchio. Per quanto concerne Two Sisters già il sottotitolo A Witches Story in Lessinia ci anticipa sviluppi narrativi particolarmente interessanti. Il primo impatto è rappresentato da una citazione del terrificante libello di Heinrich Kramer e Jacob Sprenger, il Malleus Maleficarum, che a partire dalla fine del quindicesimo secolo diede un orientamento pratico e teorico a uno dei capitoli più vergognosi della storia mondiale, quello della caccia alle streghe (e agli eretici): “La donna, a causa della sua inferiorità, è più incline dell’uomo ad essere ingannata da Satana”.
Fatta tale premessa, le didascalie successive mettono a fuoco le coordinate essenziali riguardanti l’ambientazione del racconto, ovvero il suo svolgersi nella Vèneta Serenisima Repùblica durante il 1486 d.C. presso quell’area dei Monti Lessini, che aveva all’epoca tratti etno-antropologici alquanto specifici. Sul sito MagicoVeneto (che già dal nome ci pareva adeguato all’argomento) abbiamo difatti pescato tali informazioni: “Più correttamente si dovrebbe parlare di montagna veronese, della quale la Lessinia vera e propria costituisce il nucleo centrale, caratterizzato da un vasto altopiano molto articolato, solcato da numerose valli a canyon (dette vajo) e con dolci cime erbose che verso nord, causa la grande faglia tettonica, precipitano nella profonda valle di Ronchi con temibili strutture rocciose.
Ancor più ristretta l’area ‘Cimbra’ (Tzimbar), con gli insediamenti medioevali di popolazione bavarese a formare i ‘XIII comuni cimbri’.

Ci cospargiamo il capo di cenere, per cotanta pedanteria, ma la sommaria descrizione testé menzionata ci serve in qualche modo a introdurre due elementi molto succosi del corto in questione: da un lato quel peculiare paesaggio che fa da cornice al racconto, dall’altro il fatto che i dialoghi siano parte in latino (principalmente orazioni o formule magiche) e parte in tedesco antico.
Di scena è la persecuzione di una famiglia di presunte streghe, da parte dello spietato manipolo di Inquisitori in cui spiccano un ecclesiastico e alcuni armigeri. Mirabile è però in Two Sisters (A Witches Story in Lessinia) il modo in cui i frutti orribili dell’intolleranza religiosa vengano denunciati, stigmatizzati, senza comunque approdare a esiti narrativi scontati. Le streghe si difendono, tanto per cominciare. E lo fanno ricorrendo proprio alle arti magiche. Ciò provoca un proficuo cortocircuito tra l’accuratezza della cornice storica (data anche da un’apprezzabile ricerca di armi, costumi, elementi scenografici, che potessero assicurare quel senso di verosimiglianza) e un progressivo spostamento verso elementi fantastici (dosati con cura anche quegli effetti speciali che rendono tangibili certe stregonerie e i letali poteri in combattimento di una delle protagoniste), non scevro però di un approfondimento psicologico del rapporto tra le due sorelle, di marca “impressionistica” ma al contempo dalla resa finale intensa e struggente.

Da set curati nei minimi dettagli, da suggestive riprese dall’alto, dall’interazione in scena di interpreti calati bene nei rispetti ruoli, dall’appiglio a un non banale contesto storico-sociale e dal rifuggire orgogliosamente in sceneggiatura soluzioni “politicamente corrette”, nasce un cortometraggio horror il cui impatto è notevole, sia sul piano delle intuizioni narrative che da un punto di vista squisitamente formale.

Stefano Coccia

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