Tutto l’oro che c’è

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8.0 Awesome
  • VOTO 8

Mentre il fiume scorre

Un fiume. Un ragazzino. Un uomo nudo tra gli alberi. Un’ arma. Un cacciatore in attesa di una preda. Un carabiniere errante e un anziano cercatore d’oro. Persone reali che passano le loro giornate immerse nella natura; dove la realtà assume di volta in volta le tinte del racconto poliziesco, della fiaba, del poema metafisico. Cinque esistenze che non si incontrano mai, parte di un’unica, instancabile e sospesa narrazione che trova la sua magnetica e bellissima cornice nel Parco del Ticino, laddove prende forma e sostanza il racconto per immagini e suoni di Tutto l’oro che c’è.
Dopo il fortunato percorso festivaliero iniziato lo scorso anno all’International Film Festival di Rotterdam, il documentario firmato da Andrea Caccia ha fatto la sua apparizione sugli schermi virtuali della rassegna online denominata Il cinema svizzero contemporaneo 2020, regalando non poche emozioni a tutti coloro che hanno partecipato allo streaming sul sito della Cineteca di Milano. Visione che ha consegnato allo spettatore di turno un tour fisico ed emozionale in quello che al contempo è il primo parco regionale italiano e il parco fluviale più grande d’Europa, attraversato dal fiume Ticino, il secondo nazionale per portata d’acqua, che nasce in Svizzera, tra il Passo della Novena e il Passo del San Gottardo, percorrendo complessivamente 248 km sino a confluire nel Po nei pressi di Pavia.
Qui risuona una sinfonia audiovisiva che fa del fiume e delle sue sponde opposte gli spartiti, degli ecosistemi di animali, uomini, vegetali e minerali, i musicisti e gli strumenti, del regista il direttore d’orchestra e della macchina da presa la sua bacchetta. Il cineasta piemontese la compone scegliendo uno sguardo tra reale e lampi di puro lirismo, che segue senza mai interferire con il flusso naturale del tempo e dello spazio. L’osservazione rigorosa genera a sua volta un canto elegiaco che racconta dell’interazione pacifica e violenta tra natura e uomo. Per farlo non usa parole e interviste frontali, affidando la narrazione tanto al modus operandi dei reportage vecchia scuola quanto alla lezione impartita dal cinema di Franco Piavoli, che vuole paesaggi e riprese di dettagli di insetti e animali seguire i dettami della fotografia naturalistica. Il tutto però senza mai sposare il mero estetismo da National Geographic.
Queste scelte fanno di Tutto l’oro che c’è un’opera per coloro che amano un cinema del reale più riflessivo e poetico, che sono capaci a scovare la poesia nelle piccole. A tutti loro Caccia offre un’esperienza avvolgente e toccante che lascia un segno persistente del suo passaggio nella retina.

Francesco Del Grosso

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