Tuttapposto

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

App impietose

Di lungometraggi italiani che prendono il via partendo proprio dall’idea di un’app sul cellulare c’è n’è, oggi come oggi, davvero quanti ne vogliamo. Se, infatti, da poco è stato presentato ufficialmente Appena un minuto, opera seconda di Francesco Mandelli, ecco arrivare nelle nostre sale un ulteriore lavoro che vede al centro della vicenda proprio un’app per lo smartphone. Stiamo parlando di Tuttapposto, diretto da Gianni Costantino e che vede un giovane Roberto Lipari affiancare il veterano Luca Zingaretti.

Il primo veste i panni del giovane Roberto, studente universitario volenteroso che, tuttavia, sin da quando è bambino è sempre stato in qualche modo raccomandato da suo padre (Zingaretti, appunto), rettore dell’università in cui è iscritto. Desideroso di emanciparsi e stanco di essere indicato dai suoi amici come il raccomandato di turno, il giovane se ne andrà di casa e, vedendo i numerosi favoritismi all’interno del proprio ateneo, deciderà di inventare un’app che possa permettere di valutare i professori universitari analogamente a quanto avviene su Tripadvisor.
Con una serie di gag (alcune delle quali assolutamente non scontate e piuttosto riuscite) e imprevisti di ogni genere, dunque, Tuttapposto punta il dito contro la corruzione e le numerose raccomandazioni negli ambienti universitari e non solo, esortando anche i giovani ad agire e a non abbandonare mai i loro sogni. Un lavoro, il presente, che, tutto sommato, pur scadendo in già visti manierismi (vedi, tu tutti, la voce narrante del protagonista che in apertura del lungometraggio ci racconta la propria vita), parte discretamente, grazie anche – e soprattutto – a gustose trovate comiche, quale, ad esempio, la scena in cui Roberto dà alla ragazza che gli piace una torta preparata da sua mamma, e a personaggi che più che funzionare singolarmente, si rivelano convincenti proprio nel fare gruppo.
Nella seconda parte di Tuttapposto, però, le cose cambiano quasi radicalmente: le gag si fanno via via più ripetitive, la sceneggiatura stessa si appiattisce e tutto scade inevitabilmente nel già visto.
E, di fatto, il problema principale di questo lungometraggio di Costantino è proprio quello di non sapersi svincolare da tutti i cliché della commedia nostrana contemporanea pensata per una grande distribuzione. Il risultato finale è quello di dare l’impressione allo spettatore di trovarsi davanti a qualcosa di visto e rivisto, in cui a parte le vicende di un giovane protagonista impacciato e di buone intenzioni, tutto ciò che inizialmente era stato tirato in ballo finisce per sparire quasi del tutto. O sarebbe meglio dire, finisce per essere messo in ombra da un lieto fine forzato e prevedibile, che, al giorno d’oggi, pare davvero essere l’unica soluzione presa in considerazione da registi e produttori. E se a tutto ciò sommiamo anche elementi precedentemente tirati in ballo per poi essere lasciati completamente in sospeso (vedi, ad esempio, la storia d’amore tra Roberto e una sua compagna di studi), ecco che il presente Tuttapposto si rivela senz’altro un lavoro con molte più problematiche di quanto inizialmente possa sembrare. Peccato.

Marina Pavido

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