Troppa grazia

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7.0 Awesome
  • voto 7.0

Nel campo dei miracoli

Ha fatto parte della fortunata spedizione italiana alla 71esima edizione del Festival di Cannes, laddove lo scorso maggio ha avuto l’onore di chiudere la “Quinzaine des Réalisateurs” portando a casa il Premio Label Europa Cinema per il migliore film europeo. A sei mesi circa di distanza dalla prima apparizione pubblica sulla Croisette, alla quale si sono succedute altre proiezioni nel circuito festivaliero nazionale e internazionale, Troppa grazia approda nelle sale nostrane grazie a BIM Distribuzione con al seguito tutto il suo humour pungente al vetriolo, ma anche con quegli ultimi e sciagurati venti minuti finali che riportano a terra una pellicola che aveva spiccato il volo mantenendosi alla giusta quota per gran parte del viaggio.

Croce e delizie di una commedia che per molti addetti ai lavori, noi compresi, rappresenta un UFO che sorvola i cieli tempestosi della cinematografia tricolore odierna. Alla guida troviamo uno Gianni Zanasi che raramente delude le attese e le speranze che lui stesso ha contribuito ad alimentare con opere capaci di strappare sorrisi e fare riflettere su argomentazioni disparate. Il tutto con uno sguardo, una scrittura e un tocco assolutamente personali e riconoscibili, attraverso i quali è riuscito sin dall’esordio con Nella mischia (1995) a tenersi ben alla larga dalle sabbie mobili di una commedia nostrana che da anni oramai annaspa e sprofondain una fanghiglia composta da temi, stilemi e modus operandi, logori e ricorrenti.
Al centro del plot una geometra di nome Lucia che vive da sola con sua figlia. Mentre si arrangia tra mille difficoltà, economiche e sentimentali, il Comune le affida un controllo su un terreno scelto per costruire una grande opera architettonica. Lucia nota che nelle mappe del Comune qualcosa non va, ma per paura di perdere l’incarico decide di non dire nulla. Il giorno dopo, mentre continua il suo lavoro, viene interrotta da quella che le sembra una giovane “profuga”. Lucia le offre 5 euro e riprende a lavorare. Ma la sera, nella cucina di casa sua, la rivede all’improvviso, davanti a lei. La “profuga” la fissa e le dice: “Vai dagli uomini e dì loro di costruire una chiesa laddove ti sono apparsa…“. La sinossi rivela solo in parte gli intenti dell’autore e i colori presenti sulla tavolozza. Qui il cineasta emiliano riflette, a suo modo, sulla perdita della fede e sulla sua attuale messa in discussione. Lo fa con una commedia garbata e intelligente che parte dalle problematiche terrene (il lavoro, la famiglia, i legami biologici e non, il malcostume imperante e la diffidenza nei confronti dello straniero) per avventurarsi in quelle ultraterrene, che finiscono con il mescolarsi senza soluzione di continuità.
Tra molti alti (vedi la già citata opera prima o Non pensarci) e pochissimi bassi legati non all’interezza del singolo progetto ma alla perdita della bussola lungo il cammino come nel caso dell’epilogo di Troppa grazia che si scioglie come neve al sole. È il classico caso della montagna che partorisce il topolino di turno, con Zanasi che chiude i giochi in maniera prevedibile e poco originale, andando nella direzione contraria e opposta rispetto ai valori, ai caratteri e ai meriti espressi sino all’epilogo incriminato. Sino a quel momento scrittura e messa in quadro hanno dato il giusto contributo alla causa, offrendo alla platea una sequela di scene divertenti (gli incontri in casa tra la Madonna e Lucia o quello alla conferenza di presentazione del progetto) nelle quali l’impianto dialogico, le performance attoriali (convincente ed efficace quella di Alba Rohrwacher nei panni di Lucia) e le dinamiche della messa in scena funzionano a pieni giri.

Francesco Del Grosso

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