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Tove

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VOTO: 10

L’anticonformismo della creatrice dei Moomin

In concorso alla 3ª edizione del Biopic Fest, il raffinato Tove di Zaida Bergroth è un film d’arte, d’amore e di libertà; mostra ad un tempo i fermenti artistici e sociali del secondo dopoguerra in terra scandinava e l’ambiguità tra lecito e tacito in amore secondo la morale comune.

Tove è Tove Jansson, giovane artista finlandese (ma di origine e lingua svedese) nota al mondo per la creazione dei Moomin; figlia l’arte (padre scultore, madre illustratrice), sceglie la pittura come proprio mezzo d’espressione, e l’anticonformismo come espressione di vita.

Arte moderna, feste: siamo ad Helsinki nel 1945, la guerra è finita, la città rifiorisce e Tove partecipa attivamente alla ripresa della vita artistica e sociale con i suoi amici; spirito libero, ad una di queste feste incontra un uomo sposato, Atos, con cui intreccia immediatamente una relazione aperta. Relazione che andrà avanti negli anni, anche dopo l’incontro del destino di Tove con la regista teatrale Vivica Bandler, con cui avrà una passionale ma intermittente storia d’amore; “Tu sei il mio unico uomo; Vivica è la mia unica donna”, dirà con semplicità Tove ad Atos. Artista libera, nella pittura come nella vita, la Jansson dovrà far i conti con il conformismo del Gotha cittadino, che non le darà mai un sussidio per le sue opere artistiche, ma soprattutto con la rigidità e gli ideali paterni, in netto contrasto con la sua duttilità e curiosità tipica delle menti aperte.

La crescita di Tove è legata indissolubilmente all’incontro con Vivica Bandler; non solo per la scoperta di un mondo vivo ma celato nel sottobosco della moralità, quello delle relazioni omosessuali, lecite se taciute, nascoste se possibile sotto il velo di un matrimonio ‘classico’, ma anche perché è Vivica la prima a vedere la forza potenziale insita nei disegni dell’amante, più che nella sua pittura. Dalle strisce sui quotidiani ai libri, i Moomin, strani Troll simili a ippopotami bianchi che nascono d’impulso dal suo cuore, saranno il successo di Tove Jansson, per cui riceverà finalmente i riconoscimenti agognati.

In Tove, ritroviamo lo spirito di una donna che ha saputo andare controcorrente in un mondo rigido e conformista per esprimere se stessa, nell’arte come nella vita privata, diventando nel tempo una icona queer e vivendo liberamente con la compagna Tuulikki Pietilä; la regista Zaida Bergroth ha saputo descrivere con classe e delicatezza la vita della donna e dell’artista, e con estrema precisione e raffinatezza le atmosfere del periodo storico e della città di Helsinki, riuscendo ad incantare lo spettatore visivamente oltre a coinvolgerlo totalmente nella progressione del film.

Michela Aloisi

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