Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea

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7.5 Awesome
  • VOTO 7.5

Manovre a tenaglia temporali “ante litteram”

Corredato di un titolo da far invidia a Lina Wertmüller, Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea (traducibile più o meno come Domani mi sveglio e mi scotto col the, vi risparmiamo per brevità il titolo in lingua ceca) è uno dei due film di Jindřich Polák visionati nel corso del Fantafestival 2021. L’altra pellicola è la più “classicheggiante”, seminale space opera Ikarie XB 1, datata 1963. Ma anche il suddetto Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea, realizzato nel 1977, qualche seme può averlo piantato, se si considera quanti accostamenti con la filmografia di Nolan sono stati fatti, prima e dopo la proiezione. Fino a stimolare colorite discussioni tra organizzatori, addetti ai lavori e semplici spettatori, sul fatto se sia da preferire l’opera del maestro britannico a noi contemporaneo o quella del suo predecessore ceco… a noialtri lasciateci, un po’ “democristianamente” se volete, la facoltà di apprezzarli entrambi.

Tuttavia, la bizzarria di fondo che caratterizza le spiazzanti “manovre a tenaglia temporali” seguite nel recentissimo Tenet, con tutta la fatica che evadere dal senso comune comporta, non vi sembrerà più cosa tanto astrusa, se avrete modo di recuperare anche voi i contorti labirinti spazio-temporali posti in atto nel film di Polák.
Per molti versi più originale e brillante dello stesso Ikarie XB 1, quest’altro vivace racconto cinematografico ha intanto il merito di mescolare con una certa spregiudicatezza i toni: le premesse sono difatti da fantascienza umoristica in piena regola, con la sapida descrizione della struttura, simile a una normale compagnia aerea, che utilizza i suoi razzi per spedire danarosi viaggiatori in epoche passate, come fossero banali mete turistiche. A patto di non interferire in alcun modo con gli eventi, pena la possibile alterazione della Storia stessa.
Questo però è ciò cui mirano, esplicitamente, certi cospiratori nazisti, ancora arzilli a decenni di distanza dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, per l’utilizzo di farmaci speciali che ne hanno limitato l’invecchiamento. La tensione drammaturgica più rilevante deriva infatti dal loro piano di dirottare uno dei razzi, raggiungere il Führer prima che si suicidi nel bunker e donargli qualche ordigno nucleare, così da sovvertire l’esito del conflitto.

Del resto l’immaginario cinematografico degli anni ’70 è stato dominato anche da trame spionistiche, talvolta vertiginose, nelle quali si dava la caccia a criminali nazisti o si ostacolava qualche loro tentativo, portato avanti all’occorrenza con strumenti iperbolici, di ricostruire il Terzo Reich. Vedi ad esempio il successivo I ragazzi venuti dal brasile (1978), diretto da un ottimo Franklin J. Schaffner sulla scia dell’omonimo bestseller fantapolitico.
Se in Tomorrow I’ll Wake Up and Scald Myself with Tea (adattamento di una breve novella di Josef Nesvadba) il viaggio nel tempo è pretesto di un’apprezzabile satira anti-militarista, che ha il suo vertice nell’irresistibile, un po’ “chapliniana” rappresentazione di Hitler e degli altri gerarchi impegnati in un movimentato consiglio di guerra, gli sviluppi del racconto riescono a conciliare commedia degli equivoci e paradossi spazio-temporali con una verve indescrivibile. Sfruttando poi il fascino della Praga turistica (emblematica la sequenza sul Karlův most), rivitalizzando opportunamente il classico tema del Doppio (attraverso le alterne fortune dei due gemelli), il plot regala colpi di scena a bizzeffe, scenette esilaranti e qualche spunto di riflessione, infine, assolutamente non disprezzabile. Un altro piccolo cult invecchiato benissimo, quindi, che grazie alla retrospettiva Stelle rosse si è potuto recuperare al Nuovo Cinema Aquila.

Stefano Coccia

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