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To Exist

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VOTO: 7,5

I 7 prescelti

Dall’Argentina, un’originale film di fantascienza che unisce mitologia greca, cerchi nel grano, lampi di luce alieni teletrasportanti e militari stalkerizzanti.
To Exist di Gabriel Grieco, che ha ritagliato per sé la parte cruciale dello scrittore che narra la storia, incrocia classici della fantascienza come Incontri ravvicinati del terzo tipo, E.T., Matrix, la serie tv del Doctor Who a horror come Il Prescelto.

Sette sono i prescelti: Emilio, Camille, Laura, Warna, Karen, Leia e Lautaro, che è al centro della storia. Sette come le Pleiadi, ninfe celesti, figure dell’antica mitologia greca, figlie del titano Atlante, che con le sue spalle sorregge l’intera volta celeste, da dove gli extraterrestri cercano di mettersi in contatto con noi. I sette hanno in comune un incontro ravvicinato di qualche tipo; insieme formano il cerchio da cui parte la connessione con gli esseri da altri mondi. Lautaro è scomparso ormai da due anni, è andato via lasciando la sua ex ragazza Lola ed il suo migliore amico Renzo; i due nel tempo hanno iniziato ad amarsi, ma non lo hanno mai dimenticato. Quando a Lola arrivano degli strani messaggi da Blexen, un misterioso hacker, decide di partire alla sua ricerca; Renzo la segue, la salva da ottusi militari ed insieme continuano il viaggio nello spazio e nel tempo.

Incontri ravvicinati, i materialistici militari che braccano la coppia come in E.T., i viaggi di luce nello spazio e nel tempo neanche fossero sul Tardis, i sette Prescelti; The Exist unisce i tratti più interessanti della filmografia di genere, dandogli un tocco tutto argentino. E arrivati alla rivelazione finale, ecco la domanda di stampo Matrixiano: qual è il mondo reale e quale l’illusione? O forse avviene tutto nello stesso momento? Perché, come scrive il narratore, il tempo è una linea retta ma è anche circolare. O, per dirla come il Decimo Dottore, “le persone pensano che il tempo sia una rigida progressione di causa ed effetto ma in realtà da un punto di vista non lineare, non soggettivo, è più una grossa palla un po’ vacillante che va e viene, fluttuante“… insomma, “a big ball of wibbly wobbly timey wimey stuff“.

Michela Aloisi

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