Théo et Hugo dans le même bateau

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6.5 Awesome
  • voto 6.5

Viaggio al termine della notte

Abbiamo voluto prendere in prestito il titolo dell’opera più celebre di Louis-Ferdinand Céline per esemplificare la storia che il film Théo et Hugo dans le même bateau racconta, svolgendosi tutto in una notte – e più precisamente si parte alle 4.27 per finire alle 6 (orari indicatici in sovrimpressione sulle immagini). Dopo esser stato presentato, tra i vari festival, anche all’ultima Berlinale (dove è stato premiato con il Teddy Audience Award), il lungometraggio scritto e diretto da Olivier Ducastel e Jacques Martineau è stato scelto per l’apertura della trentesima edizione del Festival MIX Milano. Una decisione senza dubbio forte, tenendo conto del tema delicato e un po’ spinoso in cui l’opera impasta le mani, oltre ad alcune scene iniziali d’impatto (tra cui orge omosessuali messe in scena esplicitamente, senza timore di esser troppo esplicito).
Ci ritroviamo subito in un sex club, dove tutti si spogliano dei propri vestiti, depositandoli all’ingresso e hanno rapporti a due e non solo. Théo (Geoffrey Couët) sembra un po’ spaesato, non dà l’idea di un habituè ed effettivamente è così, qualcosa però accade quando intercetta Hugo (François Nambot). Non si dicono il nome (è così che funziona), ma sono i corpi e i gesti a parlare. Vediamo concretizzarsi un coupe de foudre, seppur manifestato tramite una forte attrazione fisica. Subito dopo i due escono dal locale e cominciano un vero e proprio percorso (esaltato significativamente da ottimi piani sequenza) lungo le strade di Parigi, prima in bicicletta e poi a piedi. L’impacte, però, positivo, viene rovinato dalla scoperta di aver avuto un rapporto sessuale non protetto, Théo era talmente preso da qualcosa di diverso che quell’incontro gli aveva provocato, da dimenticarsi la precauzione. È qui che si entra nel vivo delle conseguenze di quell’atto al sex club e di quale possa essere un atto d’amore.
Hugo è sieropositivo, seppur in cura, ci è già passato e sa cosa voglia dire consumare il sesso quasi istintivamente. Tra i due, però, sono scattati dei sentimenti e la macchina da presa riesce a farli passare, merito anche di uno studiato uso della fotografia e di un gioco di fuochi. In alcuni momenti si percepiscono tracce di paura di amare in Théo e il timore dell’hiv in Hugo. Non è semplice parlare di AIDS nonostante ci si ritrovi nell’era 2.0 e Théo et Hugo dans le même bateau riesce a mostrare le corrette informazione e assistenza che dovrebbero verificarsi in ospedale insieme agli scombussolamenti emotivi che questa malattia comporta. Forse solo il tempo e le manifestazioni d’amore puro riusciranno ad acquietare le insicurezze dell’esistenza.

Maria Lucia Tangorra

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