The Witcher

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8.0 Awesome
  • voto 8

Le persone legate dal destino finiscono sempre per incontrarsi

Ma il destino esiste? E se esiste, è possibile influenzarlo o addirittura averne il controllo? Domande, certo, non da poco. Gli antichi Greci ritenevano che il destino fosse una forza irresistibile e pre-ordinata, cieca nella sua forza, alla quale non era possibile opporsi, nemmeno per gli Dei.
Nel corso dei secoli le filosofie e le religioni non hanno smesso di interrogarsi e discutere sull’esistenza o meno del destino e sulla sua forza.
Un tema certamente arduo da trattare, senza incorrere in passi falsi, per qualunque autore, eppure il polacco Andrzej Sapkowski non esitò a farne uno dei temi principali della sua Saga di Geralt di Rivia (saga o wiedźminie) recentissimamente adattata per Netflix da Lauren Schmidt Hissrich in una serie televisiva dal titolo The Witcher.
Il rischio di fallimento era senza dubbio assai elevato. Un gran numero di fattori potevano influenzare negativamente la realizzazione della serie. Così, a nostro giudizio, non è stato. A quanto pare il destino si è schierato al fianco degli autori. O, più probabile. Gli autori hanno compiuto scelte tali che hanno portato la forza del destino dalla loro parte.
In una messa in scena ricca e curata, con un cast che appare azzeccato ed una regia degli episodi affidata a più di un regista, fattore che permette di esplorare diversi approcci registici al materiale e dare diversi punti di vista per il racconto mantenendo tutta via uniformità ed evitando un effetto antologico di scarso valore, la questione tecnica che ci pare di particolare interesse è la struttura temporale data alla prima stagione.
Tempo passato e presente vengono messi sullo stesso piano e corrono paralleli fino a ricongiungersi nel finale di stagione. Questa sorta di costruzione temporale a spirale caratterizza tutta la prima stagione come fosse un lungo prologo, ovvero ciò che viene generalmente esaurito in massimo pochissimi episodi o in parte di un singolo episodio, e denota un’ambizione ed un respiro del progetto che va ben oltre il semplice sfruttamento del materiale di partenza.
Il fatto poi che tutto ciò non sia dichiarato esplicitamente ma lasciato scoprire gradualmente allo spettatore tramite le svolte della trama rende questa serie decisamente interessante e degna di nota.
Da rilevarsi nondimeno l’interpretazione del protagonista Henry Cavill. Chi scrive nutriva dubbi circa la scelta di questo attore per il ruolo di Geralt e avrebbe visto meglio qualcuno come Mads Mikkelsen, eppure Cavill riesce ad accreditarsi come interprete credibile e carismatico divenendo un autentico punto di forza per la serie.
Non ci pare altresì trascurabile il forte sotto-testo femminista della serie affidato in gran parte alla figura ed alla vicenda di Yennefer di Vengerberg, personaggio affascinante e complesso, ben interpretato da Anya Chalotra, che costituisce un efficace contraltare al protagonista Geralt.
Progetto facile da fallire si rivela invece una operazione riuscita che si guadagna credito come una delle serie più interessanti degli ultimi anni.

Luca Bovio

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