The Startup

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5.5 Awesome
  • voto 5.5

Chi riconoscerà i meriti dei giovani?

Se si ripensa a tutti i danni che la crisi economica che stiamo vivendo ha fatto negli ultimi anni, ci sarebbe soltanto da mettersi le mani nei capelli. Se ad essa sommiamo la precarietà del lavoro, una cattiva politica in merito ed il flusso dei soliti raccomandati, non ci resta che constatare che la situazione del nostro paese sembri non lasciare molte speranze per il futuro. Soprattutto per il futuro dei giovani. Volendo restare in ambito prettamente cinematografico, però, ecco che i disagi sopra elencati sembrano offrire a produttori e cineasti le più svariate idee per nuovi prodotti con cui intrattenere il pubblico e dargli anche qualche spunto di riflessione. D’accordo, sulla carta la cosa sembra alquanto interessante. Il problema, però, è che, spesso e volentieri, non sempre si riesce a distaccarsi da quel cinema buonista e populista che sembra tanto piacere alle major nostrane, da quel cinema che ama tanto autoproclamarsi “cinema di denuncia” o che sembra volerci illustrare per la prima volta chi siano e cosa desiderino in realtà i giovani d’oggi. E questo, purtroppo, è anche il caso dell’ultimo lavoro di Alessandro D’Alatri, The Startup, nonché primo lungometraggio prodotto da Luca Barbareschi. Anche questo, un lavoro che tenta di distaccarsi dalla massa. Anche questo, un film tratto da una storia vera. Ma andiamo per gradi.
Matteo Achilli ha 18 anni ed è un brillante studente del liceo. Prossimo alla maturità e stanco di subire ingiustizie nel mondo del lavoro e dello sport a causa di chi può godere delle raccomandazioni giuste, decide di inventare una app che permetta di classificare gli iscritti in base al merito, in modo da dare maggiori possibilità di carriera a chi davvero abbia le competenze adatte. Il suo progetto ha fin da subito successo ed il ragazzo inizia a guadagnare moltissimo ed a frequentare il mondo dell’alta società. Questo suo nuovo stile di vita, però, lo porterà ad allontanarsi dalla fidanzata e dagli amici di sempre.
Indubbiamente questo ultimo lavoro di D’Alatri ad un primo impatto può interessare. Se non altro sembra distaccarsi radicalmente dagli ultimi, non proprio riusciti, lavori dello stesso autore (vedi, ad esempio, Casomai, La febbre e Commediasexy). La storia raccontata, dal canto suo, presenta non pochi spunti da cui partire, per poi dare al lungometraggio il tono che si vuole. In questo caso, però, i non troppo velati (o quantomeno sperati) rimandi fincheriani a The Social Network restano, purtroppo, solo delle iniziali intenzioni. The Startup, di fatto, non riesce a “spiccare il volo”, non riesce a staccarsi dalla massa di lungometraggi sopra citati, ognuno dei quali vuole raccontarci la crisi e/o la precarietà del lavoro e/o i giovani a modo proprio. Fatta eccezione, dunque, per rari momenti riguardanti la costruzione del progetto in sé, la sua partenza ufficiale e le sue conseguenze sulla carriera di Matteo, ci troviamo di fronte ad uno dei tanti prodotti buonisti, pieni di sé e talmente tante volte rifatti da essere ormai pericolosamente prevedibili, ognuno la brutta copia dell’altro. Ciò viene qui ulteriormente sottolineato, ad esempio, dalle eccessivamente “invasive” canzoni inserite all’interno del film e soprattutto dalla prima parte di esso, la quale si limita a regalarci un ormai noioso déjà vu. Dispiace, in questo caso, soprattutto per i giovani protagonisti (Andrea Arcangeli nel ruolo di Matteo, Paola Calliari nel ruolo della sua ragazza Emma e la lanciatissima Matilde Gioli, nel ruolo della bella e “pericolosa” Cecilia). Malgrado il loro impegno, a quanto pare sono stati fortemente penalizzati da una direzione attoriale che li ha voluti eccessivamente stereotipati. Evidentemente il mondo del lavoro è stato spietato anche con loro.

Marina Pavido

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