The Spy

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Come una falena alla luce…si avvicina troppo e muore

La falena per orientarsi durante il volo sfrutta la luce del Sole al tramonto o della Luna. L’istinto le dice che per non sbagliare rotta deve mantenere sempre la stessa inclinazione rispetto alla fonte luminosa. I guai cominciano quando incontra la luce di una lampadina, la quale, essendo molto più vicina, la confonde e la porta anche a bruciarsi e morire.
Qualcosa di simile capita ad Eli Cohen, il personaggio protagonista di questa interessante mini-serie televisiva targata Netflix The Spy, scritto e diretto dall’israeliano Gideon Raff.
Il protagonista, impersonato da Sasha Baron Cohen, noto soprattutto come comico e qui impegnato in un ruolo molto diverso dai suoi precedenti, ottiene ciò che desidera, servire il proprio paese, ma nell’ottenerlo finisce per bruciarsi; proprio come una falena attirata dalla luce di una lampada. Ispirato ad una vicenda reale la serie ci trasporta nel Medio Oriente degli anni Sessanta, in particolare tra Siria ed Israele, parlandoci così anche dell’evoluzione storica e politica recenti di un’area geografica in continua ebollizione; e pare difficile che avrebbe potuto fare altrimenti dal momento che Cohen svolse un ruolo centrale, benché ufficioso, in quegli eventi. Con l’identità di Kamal Amin Thaabet si intrufolò nei più alti piani della politica siriana svolgendo un lavoro unico nel fronteggiarne le offensive contro Israele. Ad una visione superficiale verrebbe subito da pensare ad una scolastica emulazione dei lavori di John Le Carré, niente di meno vero. La trama e lo sviluppo dei personaggio seguono una strada più vicina a quella di produzioni americane come Homeland. Il che non dovrebbe stupire giacché Raff ha sia collaborato alla serie statunitense sia scritto la serie israeliana Hatufim che l’ha ispirata. Fa dunque ciò che gli riesce bene e non fallisce il colpo. Qui poi l’introspezione psicologica dei personaggi pare assumere un ruolo ancora più centrale nella narrazione fino a diventarne parte integrante, in modo particolare per il protagonista Eli. Dando per scontato di parlare di una storia già conosciuta gli autori non si preoccupano di mantenere la suspence sul finale ed adottano una struttura circolare della narrazione che parte e si conclude al momento della morte di Cohen. Tale struttura da modo di indagare l’evoluzione psicologica del personaggio con particolare intensità e di mostrarne il percorso che porta l’israeliano Cohen fino quasi al punto di smarrire completamente la propria personalità all’interno della personalità del siriano Kamal. Forse il motivo principale per il quale alla fine fu scoperto ed arrestato ma non pare essere questo il punto focale. Il punto focale pare essere la graduale perdita di identità di Eli e ciò ci viene mostrato principalmente attraverso particolari a prima vista trascurabili ma che la regia non manca di farci notare.
Gran merito per il fascino che la serie sa esercitare va dunque a Sasha Baron Cohen, molto bravo nel portare avanti la vicenda di un uomo che perde se stesso, ma che viene ben sorretto da una produzione di valore.

Luca Bovio

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