Home AltroCinema Documentari The Past is Always New, the Future is Always Nostalgic: Photographer Daido...

The Past is Always New, the Future is Always Nostalgic: Photographer Daido Moriyama

45
0
VOTO: 7,5

Il Daido è tratto

Non dista poi così tanto da Ravenna, il celebre Rubicone, per cui consentiteci pure questa facezia: “il Daido è tratto”. Ed è stato anche tratto, anzi, trattato, molto bene il fotografo giapponese Daido Moriyama, visto che al ravennate Palazzo del Cinema e dei Congressi un (ri)tratto (ops) assai appassionante, coinvolgente, sincero, è emerso sia dalle immagini del documentario di Iwama Gen che dalle parole spese su di lui in sala, da parte di Marco Del Bene (Presidente di ASCIG) e dell’esperta Luisella Palladino.
Proprio lei, Luisella Palladino, ha saputo offrire al pubblico diversi spunti utili a inquadrare meglio l’artista nipponico e il film a lui dedicato, avendo trascorso una parte della propria vita professionale in Giappone, collaborando alla produzione di documentari e programmi televisivi.

Introdotto poi generosamente e amichevolmente dal videomessaggio di saluto del regista Iwama Gen (specializzatosi negli anni in documentari sul mondo dell’arte e i musei), The Past is Always New, the Future is Always Nostalgic: Photographer Daido Moriyama è in effetti un documentario ricco sul piano formale, stilistico, almeno quanto lo è a livello di contenuti.
Traducibile come “Il passato è sempre nuovo, il futuro sempre nostalgico”, è lo stesso titolo a indirizzarci verso una struggente dicotomia, verso quel “codice binario” che gioca sempre su forti contrasti: per l’appunto il passato e il presente, il bianco e nero e il colore, le persone che tuttora sostengono Daido Moriyama nella sua attività e quelle che non ci sono più, la vecchia edizione del libro che 50 anni fa lo lanciò nel firmamento dei più importanti fotografi giapponesi e gli sforzi del suo staff per curarne una riedizione non museale, ma dotata di vita propria.
A tal proposito, il documentario di Iwama Gen è oltremodo originale (per non dire geniale) nell’accostare al ritratto del protagonista un particolare sub-plot, la cui traccia è offerta proprio dalla creazione del nuovo libro, il percorso del quale viene seguito addirittura dall’abbattimento nell’isola di Hokkaido degli alberi che serviranno a produrre la carta, per approdare infine alle operazioni di stampa e rilegatura.

Poi c’è lui, Daido. Fotografo dal modus operandi tutto suo, che da circa mezzo secolo si sveglia e scende in strada facendosi ispirare dai diversi soggetti (persone, viali, paesaggi, animali, cartelloni pubblicitari, vetrine dei negozi o qualsiasi altra cosa) che gli si parano davanti, durante le sue lunghe peregrinazioni per Tokyo.
Più “ruvido”, semplice e diretto il suo rapporto con l’aspetto tecnico della fotografia, non meno acuto e profondo lo sguardo su realtà immortalate sempre da una prospettiva personale, fortemente interiorizzata, esplorate cioè passando al setaccio dettagli insoliti, confidando in casuali epifanie e giocando a volte con l’impronta impressionista di immagini sfocate, sgranate, sfuggenti. Di Daido Moriyama il regista, che lo ha seguito fedelmente per diversi mesi accumulando oltre 15 ore di girato, ha saputo cogliere tanto la poetica che il versante umano, privato, lambendo con sensibilità e discrezione tappe molto significative, come la scomparsa qualche anno fa dell’amico e collega a lui più caro.

Stefano Coccia

Articolo precedenteIncroci sentimentali
Articolo successivoA Ballad

Lascia un commento

Please enter your comment!
Please enter your name here

3 + sei =