The North Sea

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6.0 Awesome
  • voto 6

Missione impossibile

Sarà anche per il benefico effetto portato dalla dirimpettaia Greta Thunberg, ma appare evidente come il disaster-movie norvegese – ormai divenuto un sottogenere cinematografico a sé stante con una precisa codificazione – stia sposando con sempre maggiore vigore la causa ecologista. Anche in questo The North Sea, presentato in anteprima mondiale nella Selezione Ufficiale della sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma, è l’incuria umana a causare un terribile disastro che vede collassare decine di piattaforme petrolifere edificate a ridosso dei celeberrimi fiordi a causa di un smottamento su larga scala dovuto all’eccesso di trivellazioni. Con conseguente riversamento in mare di un’inimmaginabile quantità del cosiddetto “oro nero”.
Se lo spettatore cinematografico italiano si è già imbattuto in lungometraggi recenti, regolarmente distribuiti anche nel nostro paese, quali The Wave (2015) e The Quake (2018) sarà perfettamente consapevole del fatto che la visione di The North Sea equivarrà a consumare un pasto in un locale a menù fisso. Possono cambiare i dettagli, ma la struttura portante rimane la medesima. E non è affatto detto che dall’esperienza non si esca con una certa sazietà.
Per l’occasione il regista John Andreas Andersen predispone la messa in scena come si trattasse di una sorta di mockumentary, con tanto di introduzione e messaggio finale del capitalista (pentito) di turno. Molta macchina a mano, un uso assai parsimonioso degli effetti speciali in computer graphic, particolare attenzione al fattore umano. Soprattutto nel caso dell’intrepida Sofia (Kristine Kujath Thorp), determinata a tutto per raggiungere lo scopo di salvare il fidanzato e promesso sposo Stian, rimasto intrappolato nel crollo di una delle piattaforma su cui stava lavorando. Abbondano ovviamente i cliché, comprese l’ottusità totale delle autorità chiamate in causa nonché il solitario atto di sacrificio eroico da parte di uno dei personaggi meno sospettabili. Mentre al figlioletto di primo letto di Stian spetta l’ingrato compito di catalizzare il comparto emozionale dell’opera, pur mantenendo per l’intera durata di The North Sea un atteggiamento compassato e perciò molto più maturo della propria età effettiva.
Ciò premesso ci si può divertire, palpitando quel tanto che basta per le sorti dei personaggi coinvolti. La sceneggiatura – opera di Lars Gudmestad e Harald Rosenløw-Eeg – sembra dilettarsi un po’ sadicamente ad innalzare gradatamente il livello di allerta, partendo dalle prime avvisaglie di un pericolo in agguato fino ad arrivare a situazioni che pure il più gaudente degli ottimisti non esiterebbe a definire senza alcuna speranza. L’importante ovviamente è saper stare al gioco, sottostando a quelle regole non scritte che hanno fatto la storia del filone catastrofico nel corso dei decenni. Si accantoni quindi Deepwater – Inferno sull’oceano (2016) di Peter Berg, film “gemello” il cui fatto di cronaca ispiratore viene citato anche in The North Sea: negli Stati Uniti massima spettacolarizzazione a qualsiasi livello; in Norvegia maggiore attenzione alle dinamiche affettive che intercorrono tra i vari personaggi. E il risultato coinvolge la platea proprio perché capace di mantenere un senso della misura mai sopra le righe. Non è molto, ma ci si può accontentare…

Daniele De Angelis

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