The Nice Guys

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7.5 Awesome
  • voto 7.5

Una coppia assortita

Nella Los Angeles degli anni Settanta, libertina, stravagante e decisamente trendy, un investigatore privato, Holland March, e un detective senza scrupoli, Jackson Healy, si alleano per risolvere il caso di una ragazza scomparsa e la morte di una porno star che apparentemente non sembrerebbero correlate: scopriranno che un semplice omicidio nasconde il caso del secolo!
Se la lettura di queste poche righe di sinossi sono state sufficienti a risvegliare in voi lettori e potenziali spettatori quella fastidiosissima e irritante sensazione di dejà vu che solo le minestre riscaldate sanno lasciare sul palato, questa volta però non dovrete prendervela a male perché, oltre ad essere un effetto voluto, si tratta di una reazione assolutamente naturale e fisiologica. Per cui, se vedendo un film come The Nice Guys la vostra mente dovesse andare di default al dittico di 48 ore o a pellicole come Kiss Kiss Bang Bang, L’ultimo boy scout e Arma letale, allora chi lo ha scritto e diretto, ossia quella vecchia volpe di Shane Black, può ritenersi pienamente soddisfatto per aver raggiunto il suo scopo: aver rievocato sullo schermo antichi e succulenti sapori da destinare ai nostalgici dell’action comedy old style a stelle e strisce. Chi conosce i precedenti dell’attore, sceneggiatore e regista di Pittsburgh, infatti, dovrebbe sapere che con il buddy movie e i suoi ingredienti ha avuto in passato un’assidua frequentazione, firmando gli script dei primi due capitoli della saga di Richard Donner e quello della pellicola di Tony Scott del 1991, per poi esordire dietro la macchina da presa nel 2005 proprio con Kiss Kiss Bang Bang. Inevitabile, dunque, che la scelta ricadesse sul filone, riprendendone in mano personaggi, stereotipi e archetipi, per cucire la trama del suo nuovo lavoro da regista dopo la parentesi cine-fumettistica di Iron Man 3.
Con The Nice Guys, nelle sale nostrane dall’1 giugno dopo l’anteprima fuori concorso alla 69esima edizione del Festival di Cannes, Black dà vita a una “maionese impazzita” capace di regalare alla platea di turno una buona dose di risate e azione a buon mercato, alla quale si possono però rimproverare una ventina di minuti di troppo e una mancanza nell’arco della timeline del giusto controllo dell’enorme mole di elementi chiamati in causa, nella stragrande maggioranza dei casi accumulata e non equamente distribuita. Lo spettacolo offerto è godibilissimo e spassoso, ma la saturazione e il mix caotico che emerge una scena e l’altra no, provoca una perdita di attrito e di attenzione rispetto alle tantissime dinamiche che affollano lo script.
Detto questo, al film e al suo autore vanno riconosciuti almeno una mezza dozzina di meriti che, messi insieme, valgono il prezzo del biglietto, a cominciare dalla comicità strabordante e politicamente scorretta che trasuda dall’impianto dialogico e da alcune battute folgoranti che lo caratterizzano, dai tempi comici di molte situazioni e dall’interazione tra i due attori protagonisti. La coppia Gosling-Crowe fa letteralmente le scintille, dando origine sullo schermo a un duo davvero ben assortito che, riavvolgendo il nastro, ad eccezione della componente multirazziale, rievoca quelle formate da Gibson-Glover (la saga di Arma letale), Willis-Jackson (Die Hard – Duri a morire) e Nolte-Murphy (48 ore e Ancora 48 ore). A Black la lungimiranza e l’intuito di averla composta, con il cineasta americano che, da buon intenditore, ha saputo tirare fuori il potenziale comico da entrambi gli attori. I due sono vere e proprio mine vaganti senza controllo, che fanno male sia a parole che con i fatti. Poi c’è il revival anni Settanta che fa il resto, donando alla confezione quelle atmosfere allucinogene che non guastano mai.

Francesco Del Grosso

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