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The Movie Emperor

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VOTO: 8,5

L’imperatore del cinema

La coppia d’assi Ning Hao/Andy Lau in concorso alla 26esima edizione del Far East Film Festival con un ironico, divertente e per niente banale esempio di metacinema: The Movie Emperor, L’imperatore del cinema. Ning Hao, uno dei registi di maggior successo – sia di critica che commerciale – nella storia del cinema cinese si mette in gioco anche come attore (nel ruolo di regista!) al fianco del carismatico Andy Lau in quella che è in parte satira spietata dell’industria cinematografica in parte commedia pura.
La star Andy Lau interpreta con grande ironia “l’attore per antonomasia”, la grande star di successo che, arrivato ad un momento critico della propria carriera è ossessionato dal terrore di perdere la sua notorietà e gli ingaggi a favore di colleghi più giovani e belli ed è al contempo geloso ed invidioso del successo dei colleghi/rivali: resta iconica la scena iniziale della consegna del premio come miglior attore, che un sarcastico Lau è costretto a ritirare per il vincitore, momento che ben fa affiorare i veleni sotterranei del mondo del cinema e dei suoi protagonisti. Ma nel suo personaggio c’è molto di più: tutt’altro che critica superficiale al mondo di celluloide, con The Movie Emperor Ning Hao indaga finanche la parte più profonda della star protagonista, dalla crisi matrimoniale al suo desiderio di capire come viva la “gente normale” e se possa lui stesso vivere come tale. Ecco allora che la grande star Dany Lau (anagramma di Andy, che rende bene il duplice aspetto attore/ruolo) accetta di interpretare un contadino che alleva maiali in un film indipendente; e per capire meglio la parte ce la mette tutta: fa amicizia con un allevatore di maiali e gli chiede di fargli da maestro, sceglie di non usare la controfigura nelle scene a cavallo (cosa che gli creerà problemi con gli animalisti, rischiando di azzerare la sua popolarità), adotta finanche un maiale come animale da compagnia. Ma i due mondi sono troppo diversi per compenetrarsi, ed ogni sforzo di Lau si infrange, tragicamente e comicamente, contro la realtà al di fuori del mondo ovattato (e crudele) dell’industria dell’intrattenimento.
Ning Hao descrive con grande ironia e spietata satira il mondo dell’industria cinematografica cinese e non solo; e se fare l’attore – qui in Italia – è visto ancora dai più come un gioco, un talento, una vocazione (cosa che – di contro – mantiene intatta, nel teatro e nella produzioni indipendenti, una certa freschezza e margine di autorialità) nel mainstream americano e cinese (e non solo) il cinema è una vera e propria industria, con produzioni mastodontiche che danno lavoro a centinaia di persone. Fare l’attore è un lavoro “a tempo determinato”, che si rinnova film dopo film se il protagonista funziona: l’attore diventa infatti il catalizzatore per un pubblico che può rendere il film un successo o un fiasco, e nell’epoca dei social media basta un minimo errore per avere ripercussioni d’immagine catastrofiche. Un mondo di cristallo, splendente e fragile al tempo stesso, che Ning Hao mostra in tutta la sua essenza attraverso un eccezionale Andy Lau.
Se Ning Hao dirige un film di grande intelligenza, infatti, il bravissimo Andy Lau interpreta il suo personaggio con altrettanta perspicacia ed ironia, regalando al suo pubblico una recitazione divertente e profonda al tempo stesso, con spunti di riflessione seria che emergono dall’ilarità e dal grottesco delle situazioni descritte. A corollario, Hao inserisce diversi camei di artisti famosi, che impreziosiscono un’opera di spessore che merita di essere vista e discussa anche e soprattutto nell’ambiente cinematografico.

Michela Aloisi

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