The Load

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7.0 Awesome
  • voto 7

Lo sguardo del camionista

La guerra del Kosovo, che si svolse tra il 1996 e il 1999, è stata uno dei conflitti del Novecento con maggiore impatto mediatico. La partenza degli aerei, i bagliori delle bombe, le ricognizioni dei soldati, le rovine delle città e i corpi morti o straziati erano tutti in primo piano. Un’esibizione tanto obiettiva e critica quanto inutilmente pornografica, atta ad alimentare solamente lo share televisivo. Eppure queste immagini vere, già così sanguinose, celavano molte altre menzogne, ancor più cruente. La realtà di questa guerra etnica era molto più profonda e orribile, e solo chi l’ha vissuta sulla propria pelle e nella propria coscienza può comprendere cosa sono stati quegli anni. Dal 17 febbraio 2008 è sorta la Repubblica del Kosovo, ma ancora il clima resta teso essendo l’ex Jugoslavia, una polveriera che fu tenuta a freno solamente dal coriaceo dittatore Tito (1892-1980). Su quei tragici momenti di guerra, ecco che scorre la pellicola The Load (in originale Teret) del giovane regista serbo Ognjen Glavonic.

The Load, visto al Festival Cineuropa#32, è in un certo qual modo uno sviluppo, sotto forma di fiction, del precedente documentario Depth Two (Dubina dva, 2016). Il quel documentario di stampo investigativo si cercava di risalire a quell’inaspettato quanto raggelante ritrovamento di una fossa comune a Belgrado. The Load, secondo le dichiarazioni del regista, era un’idea precedente, ma con lo sviluppo di Depth Two, la pellicola si è caricata di altri significati, intraprendendo una direzione differente. Tutto quello che nel documentario era in primo piano (bombe e distruzioni), qui è lasciato sullo sfondo, e fa capolino solamente qualche volta. Il camion del protagonista fende la realtà quotidiana che lo circonda evitando i pericoli. Attraverso questo percorso, lineare sulla carta ma che gli eventi deviano, The Load (Il carico, tradotto in italiano) è un on the road che ci porta dentro quella massacrata realtà kosovara. Benché sia uno sguardo al passato, essendo ambientata nel 1999, la pellicola ha la forza di un istant movie, di un hic et nunc doveroso. Il confine tra fiction e documentario diviene labilissimo, perché la ricostruzione (la storia sceneggiata) è superata dalla cruda tangibilità degli spazi dei luoghi e dalle figure umane che circondano il protagonista. Il viaggio lavorativo intrapreso dal camionista Vlada, interpretato da un ottimo Leon Lucev, dentro quella terra martoriata è simile all’itinerario affrontato, per altri finalità, dal regista di Lo sguardo di Ulisse (1995), pellicola diretta da Theo Angelopoulos. Come l’autore greco, anche Ognjen Glavonic ama fare delle divagazioni descrittive, staccandosi da Vlada e seguendo i personaggi che gli si affiancano di volta in volta. Questo “pedinamento” è per scoprire un pezzetto della loro esistenza e dei luoghi che li circondano. Sono digressioni con cui l’autore cerca di mostrare la deriva di un paese e il suo popolo, trovatasi nel mezzo di una guerra non voluta. In questa perlustrazione per il paese, vediamo i vecchi simboli architettonici di un’ex grande nazione ormai semi distrutti e abbandonati. Scene che diventano quasi un canto funebre verso un passato glorioso, seppure sanguinoso; immagini commemorative similari a quelle presenti in Lo sguardo di Ulisse (ad esempio la statua frantumata di Lenin alla deriva su un barcone). Solo alla fine del viaggio, che sarà una presa di coscienza del protagonista, il ci dirà cosa conteneva il container del camion, ma senza mostrarcelo direttamente. A differenza della pellicola Frost, anch’essa vista al Cineuropa#32 e ugualmente strutturata come un road movie dentro la guerra, The Load riesce a essere molto più concreto. La freddezza della narrazione, scritta dallo stesso regista, è molto più efficace perché riesce a rappresentare quella cruda realtà senza troppo filosofeggiare. E anche l’andamento lento, simile a quello di Angelopoulos, non risulta fastidioso.

Roberto Baldassarre

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