The Gulls

0
8.0 Awesome
  • voto 8

Fuori fa freddo, ma dentro ancora di più

Dramma intenso e struggente, capace di regalare alla platea di turno emozioni cangianti e lampi di pura poesia, grazie allo sguardo partecipe della macchina da presa che cattura con grazia le cose e i personaggi, ma anche la bellezza asettica e glaciale delle location esterne. Il tutto impreziosito da una confezione di altissimo livello dove spicca la fotografia di Aleksandr Kuznecov, ma soprattutto dall’interpretazione di una Evgenija Manžeeva in stato di grazia.
Questo e molto altro lo si può trovare nella meravigliosa opera prima di Ella Manžeeva dal titolo The Gulls che, dopo un fortunato percorso nel circuito festivaliero iniziato al Forum della Berlinale 2015,  approda a un anno e passa di distanza in quel di Pesaro, nella mini rassegna che la 52esima Mostra Internazionale del Nuovo Cinema ha voluto ancora una volta dedicare al cinema femminile made in Russia.
I gabbiani del titolo non sono di čechoviana memoria e non ci troviamo di certo in tenuta nel tardo Ottocento, eppure qualcosa del testo teatrale in quattro atti del celebre drammaturgo si respira fra le filature del tessuto drammaturgico del film della Manžeeva, ossia quella sensazione persistente di tragedia di un’umanità delusa dalla vita inutile, ma anche quelle altrettanto persistenti di morte, solitudine e desolazione, alle quali la regista affianca un’incomunicabilità di fondo e una difficoltà dei personaggi di manifestare la propria condizione interiore. In tal senso, fuori fa freddo, ma dentro ancora di più.
In The Gulls l’ambientazione è contemporanea, al seguito di Elsa, la moglie di un pescatore che vive in una città di mare della Calmucchia, nella Russia meridionale. Vuole lasciare il marito, ma non si decide a compiere questo passo, temendo le incertezze del futuro. Accade però che il pescatore muore. Questo evento induce Elsa a riflettere e riesaminare le proprie idee sulla vita, la felicità e la libertà. Quello raccontato dalla cineasta russa è un tentativo di rinascita, di risveglio da una sorta di  sonno criogenico che ha finito con il cristallizzare e ingabbiare le emozioni e i sentimenti di una donna. Ed è con questo mix che l’autrice dipinge la storia e la one line della protagonista, lo stesso sul quale fa leva l’attrice protagonista per costruire le basi della sua toccante interpretazione. E pensare che si tratta della prima esperienza in un lungometraggio per entrambe. Se il buongiorno si vede dal mattino, allora…

Francesco Del Grosso

Leave A Reply

14 + 8 =